La polizia sta a guardare
La polizia sta a guardare (1973) ITA di Roberto Infascelli
Il commissario Cardone viene nominato Questore di Brescia dove dichiara guerra a una banda criminale specializzata nel rapimento di giovani ragazzi ricchi; una guerra che potrebbe costargli sia il lavoro che la famiglia.
“La polizia sta a guardare” affronta il tema scottante dei rapimenti, un fenomeno drammaticamente diffuso nell’Italia degli anni ’70, e delle azioni di criminali che sfruttano il sistema per evitare di essere puniti. Il film segue le vicende del commissario Cardone, un uomo inflessibile che rifiuta di piegarsi alle richieste dei rapitori e decide di affrontarli frontalmente. A differenza di altri film del genere poliziottesco, noti per il ritmo frenetico e l’azione spettacolare, questo lavoro si distingue come un procedurale poliziesco, focalizzato sulle dinamiche investigative e sulla costruzione della tensione. Al centro della narrazione c’è il dilemma morale di Cardone, il cui senso di giustizia viene messo alla prova quando suo figlio viene rapito.
Enrico Maria Salerno offre un’interpretazione convincente nei panni di Cardone, un uomo combattuto tra la fedeltà ai suoi principi e il desiderio di salvare il figlio. L’attore riesce a trasmettere la complessità emotiva di un uomo costretto a confrontarsi con scelte difficili. Anche il figlio di Salerno, Giambattista, interpreta un ruolo significativo, aggiungendo un livello di autenticità al dramma familiare.
Dal punto di vista produttivo, il film è ben realizzato. La regia di Roberto Infascelli costruisce sapientemente una trama ricca di tensione, che culmina con il rapimento del figlio di Cardone. Le musiche di Stelvio Cipriani contribuiscono in modo significativo, con una colonna sonora che amplifica il pathos delle scene più intense.
Il film esplora anche temi politici, mettendo in luce come i rapimenti di alto profilo riflettano la complessa realtà sociopolitica dell’Italia degli anni ’70. In due terzi del film, l’approccio quasi documentaristico richiama i lavori di Francesco Rosi, mentre il finale si trasforma in un’esplosione di azione, con un’operazione di salvataggio che sfida le aspettative.
La frustrazione del commissario Cardone diventa una metafora della lotta contro un sistema politico corrotto e impotente. L’interpretazione di Salerno è il cuore pulsante del film. Nei panni del commissario Cardone, riesce a incarnare un personaggio che lotta per mantenere la propria integrità in un contesto che premia la corruzione e la resa.
Il film riesce a catturare lo spirito di un’epoca in cui la criminalità organizzata si intrecciava con le tensioni politiche e sociali. Infascelli non si limita a raccontare una storia di rapimenti: crea un ritratto complesso di una società divisa tra l’esigenza di giustizia e la paura di agire.
