Un bel giorno

Il nostro parere

Un bel giorno (2026) ITA di Fabio De Luigi


Tommaso, vedovo e padre di quattro figlie, gestisce un’azienda di infissi con il motto “chiudi il mondo fuori”, filosofia che applica rigorosamente anche alla sua vita privata. Spinto dalle figlie a partecipare a una festa, incontra Lara, una dirigente bancaria con cui scatta un’immediata scintilla. Per timore di spaventarla, Tommaso le nasconde la sua numerosa prole, ignorando che anche Lara custodisce segreti familiari speculari. Tra bugie bianche e gag verbali, i due dovranno capire se è possibile integrare i rispettivi passati in un nuovo, caotico presente.


Dopo la parentesi del road movie 50 km all’ora, Fabio De Luigi torna a esplorare le dinamiche domestiche con Un bel giorno, confermando una maturità registica che predilige la misura tonale al bozzettismo fine a se stesso. Sebbene il richiamo alla fortunata collaborazione con Virginia Raffaele in Tre di troppo sia immediato, qui la scrittura — firmata dallo stesso De Luigi con Furio Andreotti e Giulia Calenda — abbandona il registro fantastico per approdare a una commedia umana più densa e stratificata.

Il film lavora con sapienza sul sistema delle opposizioni binarie. Il mondo di Tommaso, un gineceo governato da dinamiche di ribellione adolescenziale e tenerezza, collide con la realtà di Lara in un gioco di specchi che diverte e convince. La riuscita dell’opera poggia quasi interamente sull’alchimia cinetica tra i due protagonisti: De Luigi e Raffaele dimostrano una gestione dei tempi comici ottimale, capace di risolvere anche i passaggi narrativi più convenzionali. Notevole, in particolare, l’uso dello slapstick verbale: la maschera imperturbabile di De Luigi funge da reagente alle uscite politically uncorrect di Antonio Gerardi (nel ruolo dell’impiegato Italo), regalando alcune delle gag più riuscite e genuinamente divertenti.

Nonostante la pellicola soffra di una leggera flessione ritmica nella seconda parte, quando il focus si sposta dalla rom-com pura al family movie corale, il film resta solido grazie a una direzione del cast dei giovani interpreti non banale. Il merito principale di De Luigi è quello di aver saputo declinare il tema della ripartenza sentimentale in età adulta senza scivolare nel patetismo. È una commedia che sceglie la via del garbo, dove il “non detto” e gli sguardi sospesi pesano quanto le battute. In definitiva, un prodotto riuscito che, pur muovendosi in territori rassicuranti, riesce a regalare una visione della famiglia moderna meno scontata e godibile.

 

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