The penitent

Il nostro parere

The penitent (2023) ITA di Luca Barbareschi


A New York, il noto psichiatra Carlos David Hirsch (Luca Barbareschi) si trova sotto i riflettori dopo che un suo paziente ha ucciso dieci persone durante un raptus. Hirsch si rifiuta di testimoniare a favore dell’imputato, che lo accusa di omofobia. Pressioni mediatiche, pregiudizi e una fede religiosa che emerge in modo inatteso complicano ulteriormente la vicenda.


Basato sull’opera teatrale di David Mamet, The Penitent (A Rational Man) si presenta come un dramma psicologico intriso di temi potenti, tra cui l’etica professionale, la fede e il ruolo dei media nella manipolazione dell’opinione pubblica. Tuttavia, il film soffre di una teatralità eccessiva che ne compromette la fruibilità.

La narrazione, incentrata su lunghi dialoghi, si sviluppa quasi esclusivamente in ambienti chiusi, accentuando una sensazione di claustrofobia. Sebbene i dialoghi tocchino argomenti profondi e stimolanti, le ripetizioni e la struttura circolare rallentano il ritmo, rendendo la visione farraginosa. La messa in scena minimalista, che potrebbe funzionare a teatro, sullo schermo appare statica e visivamente monotona.

Quando il protagonista raggiunge finalmente un momento di verità personale, il coinvolgimento emotivo dello spettatore è ormai svanito, lasciando spazio a un senso di disconnessione. The Penitent tenta di affrontare le miserie di un mondo feroce e corrotto, ma la rigidità narrativa e la carenza di dinamismo visivo ne ostacolano l’impatto.

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