Safe house – Nessuno è al sicuro

Il nostro parere

Safe house – Nessuno è al sicuro (2012) USA di Daniel Espinosa


Tobin Frost è il fantasma più temuto e detestato della CIA, un ex agente di prim’ordine diventato un traditore di professione. Dopo un decennio di latitanza, riemerge a Città del Capo. Quando il suo nascondiglio viene preso d’assalto da un commando di mercenari fino ai denti, Matt Weston, un giovane e ambizioso agente relegato al noioso compito di custode di rifugi segreti, si ritrova a dovergli fare da balia improvvisata. I due si danno alla fuga, uniti da un destino beffardo, mentre pezzi grossi dell’Agenzia li vogliono morti.


Prendi un regista svedese, Daniel Espinosa, fresco del successo continentale con “Snabba Cash”, dagli in mano un budget hollywoodiano, due star come Denzel Washington e Ryan Reynolds e un copione che sembra scritto sul retro di un tovagliolo durante una pausa caffè. Il risultato è “Safe House”, un frullato ipervitaminico di azione che cerca disperatamente di mascherare un vuoto di idee abbastanza imbarazzante. L’idea di base, il veterano cinico e disilluso che fa da mentore forzato alla giovane recluta piena di ideali, non è esattamente l’ultima frontiera dell’originalità, ma poteva funzionare.

Il problema è che il duello psicologico tra i due protagonisti, quello che avrebbe dovuto essere il cuore pulsante della vicenda, viene sacrificato sull’altare di un’azione fracassona e senza sosta. Certo, Espinosa sa come mettere in scena inseguimenti, sparatorie e combattimenti corpo a corpo. La camera a spalla e il montaggio serrato, palesemente scippati alla saga di Jason Bourne, tengono il ritmo su di giri, ma alla lunga l’effetto è quello di un videogioco dove l’unica missione è correre e sparare. Non c’è un briciolo di suspense, anche perché basta aver visto un paio di film in croce per capire dopo un quarto d’ora chi sia la talpa dentro la CIA che trama nell’ombra.

Così, Washington e Reynolds non recitano insieme, ma si limitano a correre insieme, schivare proiettili insieme e condividere a malapena la stessa inquadratura traballante. Lui, Denzel, viaggia col pilota automatico inserito, sfoderando la sua maschera da duro imperscrutabile che ormai conosciamo a memoria. Lui, Ryan, si sbatte come un matto, cercando di dare un po’ di spessore a un personaggio che è poco più di uno schizzo. Nel frattempo, in qualche ufficio asettico a Langley, un cast di lusso che include Brendan Gleeson, Vera Farmiga e Sam Shepard è stato assunto praticamente per spiegare la trama a chi si fosse distratto tra un’esplosione e l’altra, recitando dialoghi di una piattezza sconcertante.

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