Drive-away dolls
Drive-away dolls (2024) USA di Ethan Coen
Alla ricerca di un nuovo inizio, due amiche intraprendono un viaggio in auto verso Tallahassee, in Florida. Tuttavia, le cose si mettono subito male quando incrociano un gruppo di criminali lungo la strada.
L’esordio solitario di Ethan Coen nella regia di un film di finzione, con una commedia volutamente irriverente ambientata nel 1999. parla di due amiche che, dopo delusioni amorose e insoddisfazioni personali, decidono di partire da Philadelphia alla volta di Tallahassee, facendo tappa in tutti i locali lesbici della costa orientale. Il viaggio, però, si complica a causa di un pacchetto misterioso nella loro auto, inseguito da due criminali maldestri, dando vita a una sottotrama grottesca.
Le interpretazioni oscillano: la Qualley nel ruolo della scatenata Jamie risulta simpatica ma a tratti forzata, mentre Viswanathan nel ruolo della rigida Marian appare un po’ spenta. Brilla, invece, Beanie Feldstein nel ruolo della poliziotta burbera, riuscendo a rendere il suo personaggio più divertente. La regia di Coen, che adotta volutamente uno stile trash e sopra le righe, alterna momenti visivamente intriganti a trovate eccessive e fumettistiche, che rischiano di soffocare l’umorismo del film.
L’ambientazione anni ’90 crea una sorta di nostalgia, ma Coen e la co-sceneggiatrice Tricia Cooke faticano a superare alcuni stereotipi: la squadra di calcio femminile e la ricerca della monogamia appaiono datati, distanti dall’attualità. Anche il tentativo di trattare l’amore queer con leggerezza risente di una certa superficialità, mancando di freschezza. Il film diverte per il suo tono sfacciato, ma si perde talvolta in esagerazioni e cliché, lasciando l’impressione di un racconto bloccato in un’ironia retrò che fatica a coinvolgere del tutto.
