Mufasa – Il Re Leone

Il nostro parere

Mufasa – Il Re Leone (2024) USA di Barry Jenkins


Il nuovo film animato “Mufasa: The Lion King” narra le avventure giovanili del padre del protagonista del celebre “Il Re Leone”, un sovrano maestoso dal destino segnato. La storia lo vede affrontare un viaggio epico dopo essere stato trascinato via dalla sua famiglia da una furiosa corrente, ritrovandosi in un nuovo branco. Insieme al fratello adottivo Taka, si imbarcherà in un’ulteriore impresa per raggiungere una terra promessa narrata nelle leggende. Il racconto si snoda attraverso momenti di intensa drammaticità personale e strizzatine d’occhio ai fan, svelando come il saggio Rafiki ottenne il suo bastone e come si formò la Rupe dei Re.


“Mufasa il Re Leone” ripercorre sentieri già battuti narrando le origini del celebre padre di Simba. Lo vediamo sballottato dagli eventi, da una fuga rocambolesca a una nuova famiglia leonina, per poi imbarcarsi in un’ulteriore ricerca di una terra promessa che sa tanto di “già visto”. Qualche dettaglio sul passato di Rafiki e sulla formazione della Rupe dei Re strizza l’occhio ai fan, ma l’effetto sorpresa è quel che è.

La regia di Barry Jenkins, pur con qualche sprazzo interessante, non riesce a elevare del tutto la pellicola. Tecnicamente si nota uno sforzo per rendere il tutto più realistico, con animazioni curate e paesaggi digitali ben realizzati. Tuttavia, manca quel tocco di originalità che avrebbe potuto fare la differenza. Sembra quasi di assistere a una messa in scena teatrale ben fatta, ma senza particolari picchi emotivi. Anche se il film compie qualche passo avanti dal punto di vista tecnico rispetto al precedente “Re Leone” in CGI, non si percepisce quella vera innovazione che ci si aspetterebbe. I personaggi appaiono credibili, ma raramente capaci di suscitare un vero coinvolgimento. Qualche inquadratura qua e là denota una certa cura, ma nel complesso l’impronta autoriale di Jenkins fatica a emergere in un contesto così vincolato.

Jenkins sembra muoversi con una certa cautela all’interno di un progetto mastodontico, con tanto di canzoni firmate da Lin-Manuel Miranda pensate per un pubblico vasto. L’obiettivo primario pare essere quello di espandere la mitologia esistente e vendere qualche gadget. La sceneggiatura di Jeff Nathanson fa il suo compitino, riempiendo gli spazi narrativi necessari a ricollegarsi al primo “Re Leone” e sottolineando il legame fraterno tra i protagonisti con una canzone dedicata. L’idea di un “cerchio della vita” un po’ troppo comodo per i leoni stride un po’ con una visione del mondo più equilibrata.

Tirando le somme, “Mufasa il Re Leone” è un film che si guarda senza particolari entusiasmi. Jenkins dimostra una certa competenza anche in numeri musicali e scene d’azione, ma senza lasciare il segno. Il montaggio è pulito, ma raramente regala momenti di vera sorpresa. Qualche immagine qua e là è visivamente gradevole, ma nel complesso il film non vibra di una personalità particolarmente spiccata, rimanendo un prodotto derivativo senza grande mordente. L’approccio di Jon Favreau al “Re Leone” in CGI aveva perlomeno il merito di stupire dal punto di vista visivo. Qui, pur con un certo realismo digitale, manca quell’effetto “wow” che aveva caratterizzato il suo predecessore. L’operazione di dare un nuovo look a un classico come “Il Re Leone” aveva generato qualche dubbio, e sebbene il risultato visivo fosse notevole, non si può dire che avesse spazzato via completamente le perplessità. Anche in questo caso, “Mufasa il Re Leone” si inserisce in un filone di remake Disney in “live-action” (un termine sempre un po’ azzardato per questo tipo di produzioni), senza però brillare particolarmente per originalità.

Ora, con Barry Jenkins alla regia di questo prequel, si nota un tentativo di dare un tocco autoriale, ma il risultato finale appare un po’ sottotono. Il regista di “Moonlight” e “Se la strada potesse parlare” fatica a imporre la sua visione in un contesto narrativo così predefinito. La sceneggiatura, ancora una volta firmata da Jeff Nathanson, oscilla tra momenti convenzionali e qualche spunto interessante, senza però raggiungere vette di particolare originalità. “Mufasa il Re Leone” si colloca quindi in una zona grigia, senza infamia e senza lode.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *