Don Giuseppe viene trasferito in Campania, sua terra d’origine. Prenderà il posto di Don Antonio, che sovrintende la parrocchia di un paesino del napoletano con grande entusiasmo, ed è molto apprezzato dai fedeli. In breve dovrà decidere se lasciarsi coinvolgere dai problemi che affliggono i parrocchiani o “farsi i fatti propri”, come lo invitano a fare coloro che collaborano a vari livelli con la malavita locale.
Film coraggioso e scabro, addirittura essenziale e minimalista nella ricostruzione dell’ambiente omertoso e complice della camorra. Il degrado assoluto, l’abbandono della civiltà, la rassegnazione all’ingiustizia e alla violenza sono descritti con un tono algido e distaccato che dovrebbe far emergere la realtà in modo quasi documentaristico.
Il drammaturgo e attore teatrale napoletano Mimmo Borrelli adotta uno stile recitativo meccanico che allontano lo spettatore e l’empatia con il suo personaggio. L’austera messa in scena diventa a tratti scolastica e poco coinvolgente, pur essendo potente il messaggio che trasmette, l’amarezza di un mondo che non cambia e tende a iterare logiche di sopraffazione verso i più deboli.