Era mio figlio

Il nostro parere

Era mio figlio (2024) USA di Savi Gavison


Daniel, un ricco scapolo di 60 anni, viene a sapere che una sua ex fidanzata ha dato alla luce un bambino 20 anni prima e che suo figlio è appena morto. Attraverso le persone a lui più vicine inizia a conoscerlo meglio.


“Longing”, titolo originale, è il remake dell’omonimo film israeliano di Savi Gavison, esplora il dolore e il rimpianto attraverso la storia di Daniel Bloch, un uomo d’affari di successo interpretato da Richard Gere. Richard Gere offre una performance convincente, catturando con delicatezza il conflitto interiore di Daniel: da un lato, il suo desiderio di immaginare un figlio perfetto e, dall’altro, la difficoltà di accettare le imperfezioni e i lati oscuri della realtà di Allen. Il film si snoda attraverso incontri con varie persone che conoscevano Allen, come Mikey, un amico problematico, o un insegnante coinvolta in dinamiche sgradevoli. Tuttavia, sono i dialoghi con altri padri in lutto che offrono i momenti più intensi e autentici, portando Daniel a confrontarsi con le sue paure e a scoprire una forma di empatia più matura.

Nonostante i temi toccanti, il film lascia alcune perplessità. La narrazione sembra eccessivamente costruita: ogni incontro appare troppo “perfetto” per far avanzare l’evoluzione emotiva di Daniel, mettendo in dubbio la credibilità della trama.

Gabizon non cerca di essere realistico: “Longing” è più una riflessione poetica sulla perdita e il lutto che un racconto ancorato alla realtà. Il film riesce a trasmettere l’idea che il dolore possa condurre a una ricostruzione personale, ma lo fa attraverso una narrazione che, a tratti, rischia di sembrare manipolatoria e artificiale.

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