Il colore viola

Il nostro parere

Il colore viola (2023) USA di Blitz Bazawule


Divisa dalla sorella e dai figli, Celie affronta molte difficoltà nella vita, tra cui un marito violento. Con il sostegno della cantante Shug Avery e della sua figliastra, Celie trova un nuovo tipo di sorellanza. La pellicola è l’adattamento cinematografico del musical di Broadway The Color Purple con libretto di Marsha Norman e colonna sonora di Brenda Russell


La nuova trasposizione cinematografica di Blitz Bazawule tenta di fondere il lirismo della parola scritta con la potenza emotiva delle performance musicali, proponendo un adattamento ambizioso del romanzo di Alice Walker. La narrazione segue la travagliata esistenza di Celie, dall’infanzia segnata dagli abusi all’età adulta, quando trova forza e solidarietà nella sorellanza e nella musica. Tuttavia, nonostante i momenti di grande impatto, l’operazione rimane più intelligente che coinvolgente.

La parte musicale si rivela il cuore pulsante del film. I numeri cantati, come l’indignato “Hell No” e il catartico “I’m Here,” sprigionano un’energia straordinaria, grazie a una regia che sfrutta al meglio il calore visivo del Sud e alle interpretazioni vocali potenti degli attori. Fantasia Barrino e Phylicia Pearl Mpasi, rispettivamente l’adulta e la giovane Celie, brillano per intensità emotiva, mentre Danielle Brooks dà vita a Sofia con carisma travolgente.

Tuttavia, la struttura del film zoppica nei momenti non musicali, dove la trama si disperde, trovando il suo apice nei momenti cantati, che celebrano la resilienza e la sorellanza, pur soffrendo una narrazione meno incisiva nei suoi spazi di silenzio. Un ibrido stimolante, ma che non riesce sempre a raggiungere sempre il cuore.

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