Fatti vedere

Il nostro parere

Fatti vedere (2025) ITA di Tiziano Russo


Sandra, una giovane psicologa all’inizio della sua carriera, vede il suo mondo crollare quando il suo storico fidanzato la lascia improvvisamente senza alcuna spiegazione. Un’anomalia tecnica sulla piattaforma di terapia online per cui lavora le offre un’opportunità tanto bizzarra quanto eticamente discutibile: il suo ex diventa un suo paziente. Per scoprire le ragioni dell’abbandono, Sandra decide di nascondersi dietro un’altra identità, diventando la sua terapeuta sotto mentite spoglie e dando il via a una catena di equivoci.


Nel tentativo di rinfrescare la commedia sentimentale italiana, Fatti vedere si appoggia a un’idea tanto classica quanto ambiziosa, evocando esplicitamente i fantasmi sacri di Tootsie e Mrs. Doubtfire. Il perno centrale del travestimento, cuore pulsante del film, e il peso dell’intera operazione poggia quasi esclusivamente sulle spalle di Matilde Gioli. L’attrice affronta il doppio ruolo con energia, riuscendo a risultare credibile anche quando alcune gag non vanno a segno.

È proprio nella sceneggiatura che il film inizia a perdere quota. La scrittura sceglie troppo spesso la via più semplice, affidandosi a coincidenze fin troppo fortunate e a un umorismo che non sempre azzeccato, lasciando inespresse alcune potenzialità narrative. Questo si nota in particolare nella gestione dei personaggi di contorno: l’amicizia con la spalla comica interpretata da un’Asia Argento impiegata in un ruolo peculiare appare macchinosa e non viene mai sfruttata a dovere, risultando un’idea interessante solo sulla carta. Funziona meglio, invece, l’intesa con il personaggio di Pierpaolo Spollon, il cui rapporto con la protagonista regala alcuni dei momenti più riusciti della pellicola.

L’opera di Tiziano Russo si presenta quindi come un prodotto medio, ben confezionato per intrattenere il suo pubblico di riferimento senza troppe pretese, ma zoppicante in alcuni snodi cruciali. La regia inciampa in scelte discutibili, come un utilizzo a tratti estenuante della colonna sonora. Ancora più deludente è la gestione del finale: dopo aver costruito un percorso di consapevolezza ed emancipazione femminile, il film lo depotenzia con una scena sui titoli di coda che sa di retromarcia, smorzando l’impatto del messaggio.

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