Berlinguer – La grande ambizione
Berlinguer – La grande ambizione (2024) ITA di Daniele Segre
La pellicola si concentra sulla figura di Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano (PCI) dal 1972 al 1984, ripercorrendo il suo percorso politico e personale. Viene esplorato il suo tentativo di attuare il Compromesso Storico, una strategia volta a creare una collaborazione governativa tra il PCI, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano, in un contesto di forte polarizzazione politica e sociale. Il film tocca anche eventi cruciali come il suo controverso rapporto con l’Unione Sovietica, la sua ferma condanna del terrorismo, in particolare delle Brigate Rosse, e il drammatico rapimento e assassinio di Aldo Moro. La narrazione si sviluppa tra momenti pubblici e privati, offrendo uno sguardo sulla vita di un uomo che ha profondamente segnato la storia italiana.
Ah, l’Italia degli anni ’70! Un’epoca che per i giovani d’oggi potrebbe sembrare uscita da un racconto fantastico. Eppure, il Partito Comunista Italiano contava milioni di sostenitori, un successo che generò apprensione sia a Washington che a Mosca. A guidare questa forza c’era Enrico Berlinguer, una figura minuta ma carismatica. Il film di Andrea Segre, con un efficace Elio Germano nei panni di Berlinguer, ci immerge in quel periodo turbolento con un’impostazione quasi documentaristica, sebbene non sempre riesca a sfuggire a una visione pedagogica unilaterale. Berlinguer fece sognare la sinistra italiana con la sua visione del Compromesso Storico: una collaborazione pragmatica tra le principali forze politiche per riforme profonde.
Per realizzare questo ambizioso progetto, il PCI doveva fare i conti con le Brigate Rosse e con la linea sovietica. Il film mostra subito la tempra di Berlinguer: la sua ferma presa di posizione contro il bulgaro Todor Živkov, un confronto che forse gli costò un misterioso “incidente” stradale. Ma Berlinguer, impassibile, continuò la sua battaglia, scontrandosi persino con Brežnev.
Il film, concentrandosi sul periodo dal ’73 al ’78, tra la caduta di Allende e l’omicidio di Moro, ci trasporta in un’epoca in cui chi voleva cambiare il mondo rischiava grosso. Nonostante le minacce e le resistenze da ogni fronte, Berlinguer, con la sua ambizione ispirata da Gramsci, non si arrese. Voleva affrontare il malcontento e mettere in discussione i “meccanismi automatici del mercato”. La gente lo seguiva e lo acclamava, ma il cambiamento andò a sbattere contro un muro di ostacoli. L’euforia lasciò il posto alla dura realtà.
“Berlinguer: La grande ambizione” è una lezione di storia densa di fatti ancorché didascalici, ma anche un’esperienza intellettuale arricchita da citazioni e spezzoni d’archivio. Non mancano momenti intimi che cercano di mostrare il lato umano di Berlinguer, sebbene il rischio di cadere nel tentativo agiografico sia talvolta palpabile. Elio Germano, nei panni di Berlinguer, è convincente, regalandoci momenti significativi, come la scena in cui spiega ai figli la ferma linea del PCI durante il sequestro Moro.
