Lilo e Stitch

Il nostro parere

Lilo & Stitch (2025) USA di Dean Fleischer  Camp


Nel cuore delle Hawaii, una bambina solitaria di nome Lilo, che ha appena perso i genitori, incrocia il suo destino con quello di Stitch, una creatura aliena geneticamente modificata e creata per distruggere. Dopo un rocambolesco atterraggio sulla Terra, Stitch viene scambiato per un cane e adottato da Lilo, che cerca in lui un amico e un modo per superare il dolore. Inseguito dal suo creatore e da un agente intergalattico, il piccolo alieno si ritrova a scoprire il vero significato dell’amicizia e della famiglia, o come dicono alle Hawaii, “ohana”.



Quando un classico dell’animazione diventa un live-action, si rischia sempre l’effetto “fotocopia sbiadita”, e in questo caso l’operazione ha un sapore più che altro commerciale. Invece di investire su storie nuove e personaggi originali, la Disney ha preferito andare sul sicuro, replicando un successo già assodato. Il risultato è un film che non aggiunge né toglie nulla, ma si limita a riproporre una storia già vista e amata. Qualche piccola deviazione serve a dare un senso all’esistenza di questo remake, ma non cambia la sostanza. L’unica cosa che si salva davvero è l’interpretazione di Sydney Elizebeth Agudong, che riesce a dare a Nani un po’ di spessore in più, rendendola non solo la solita sorella preoccupata, ma una ragazza con i suoi sogni.

Il film, in ogni caso, fa il suo dovere, raggiunge lo scopo di intrattenere e commuovere, ma senza stupire o brillare di luce propria. La nuova versione, però, ha il merito di mantenere intatto lo spirito e il caos dell’originale, con un tocco di modernità che non guasta. Anzi, regala qualche spunto in più, come la caratterizzazione più profonda di Nani, la sorella maggiore di Lilo. Lilo, con le sue stranezze e il suo essere un pesce fuor d’acqua, non è solo una bambina che si fa beffe delle convenzioni. Il film esplora la sua sensibilità in modo delicato, lasciando aperto il dubbio su una possibile neurodiversità, un tema che già nel 2002 aveva incuriosito i fan. Stitch, dal canto suo, non è un mostro da laboratorio, ma un essere che impara a domare il suo istinto distruttivo per scoprire il valore dell’affetto.

La colonna sonora, con i classici di Elvis Presley, è un piacere, ma la sensazione è che si poteva fare di più, che si poteva osare. Invece di creare un nuovo mondo, si preferisce spremere ancora un’idea vincente, offrendo un prodotto ben confezionato ma privo di un’anima propria, un’operazione che non porta valore aggiunto ma si limita a fare il compitino.

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