Il pregio principale di quest’opera è l’assenza dei soliti cliché. Ciò è dovuto maggiormente alla capacità dei due attori protagonisti di muoversi. Leo canalizza in modo convincente l’istinto materno di una donna, usurata dal dolore, ma intelligente e gentile.. Gandolfini è una montagna di uomo, mai minaccioso. In termini di linguaggio del corpo, stabilisce il suo personaggio in una scena in cui si infila nel letto con sua moglie, quando fuma, le sue enormi mani sminuiscono la sigaretta.
È bello vedere come il regista Jake Scott usa le presenze fisiche dei suoi attori. Stewart è lontana dalla finta perfezione di “Twilight” ed è un sollievo vedere che, dopo tutto, è fisicamente possibile per un adolescente avere problemi di carnagione in un film. Fa un lavoro convincente nell’evocazione di New Orleans. La casa di Mallory e’ disordinata e desolata, la strada è deprimente.
Il film introduce i personaggi, li rende plausibili e poi quello che succede è praticamente quello che potrebbe accadere.
