10 Personaggi del cinema italiano morti nel 2025
10. Roberto Russo (Roma, 28 settembre 1947 – Roma, 20 settembre 2025) Regista, sceneggiatore e fotografo, Russo ha iniziato la sua carriera come fotografo di scena, sviluppando un occhio particolare per l’estetica dell’immagine che ha poi trasportato dietro la macchina da presa. Il suo contributo più significativo è legato alla collaborazione con Monica Vitti, che ha diretto in film come “Flirt” e “Francesca è mia”. È stato un autore capace di indagare con estrema delicatezza il mondo femminile e i sentimenti, ottenendo il plauso della critica per il suo debutto.
9. Rossella Drudi (Roma, 11 ottobre 1963 – Roma, 19 febbraio 2025) Sceneggiatrice e scrittrice, è stata una delle figure più prolifiche del cinema di genere italiano tra gli anni ’80 e ’90. Tra le sue opere più conosciute si annoverano “Robowar”, “Strike Commando 2” e “Shocking Dark”. Oltre all’attività per il grande schermo, ha firmato numerosi soggetti per film d’azione e horror destinati al mercato internazionale, distinguendosi per la capacità di mescolare avventura e fantascienza.
8. Sergio Salvati (Roma, 16 giugno 1934 – Roma, 17 settembre 2025) Storico direttore della fotografia, è considerato il braccio destro visivo di Lucio Fulci, con cui ha creato l’iconografia dell’horror italiano moderno. Ha curato la fotografia di capolavori come “L’aldilà”, “Zombi 2” e “Paura nella città dei morti viventi”. La sua abilità nel gestire la luce in ambienti ostili e la sua tecnica nello sporcare l’immagine per renderla perturbante sono state d’ispirazione per registi di tutto il mondo, tra cui Quentin Tarantino.
7. Giuseppe Colombo (Novara, 10 agosto 1948 – Roma, 4 ottobre 2025) Produttore cinematografico e televisivo, Colombo ha avuto una carriera versatile che ha abbracciato sia la fiction televisiva che il cinema di culto. Oltre al celebre sodalizio con Dario Argento per film come “Il cartaio” e “Non ho sonno”, è stato un importante collaboratore di Tinto Brass, producendo opere come “Monamour”. La sua capacità produttiva è stata fondamentale per sostenere il cinema di genere in Italia in periodi di crisi industriale.
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6. Renato Casaro (Treviso, 26 ottobre 1935 – Treviso, 30 settembre 2025) Pittore e illustratore, è considerato uno dei più grandi cartellonisti della storia del cinema. Ha realizzato i manifesti di pellicole immortali come “C’era una volta in America”, “Amadeus”, “Balla coi lupi” e la saga di “Rambo”. Le sue locandine per i film di Bud Spencer e Terence Hill (come “Lo chiamavano Trinità”) hanno contribuito in modo decisivo al successo globale della coppia. La sua arte era caratterizzata da una precisione fotografica unita a una composizione dinamica e avvincente.
5. Carlo Diappi (Milano, 1 agosto 1948 – Milano, 3 gennaio 2025) Costumista di fama internazionale, Diappi ha diviso la sua carriera tra il cinema e i più importanti teatri d’opera. Per il grande schermo ha collaborato con Liliana Cavani in “La pelle” e “Oltre la porta”, mentre a teatro è stato un collaboratore storico di Giorgio Strehler. Il suo stile si distingueva per una ricerca filologica quasi maniacale sui tessuti e sulle fogge d’epoca, unita a una straordinaria eleganza formale.
4. Sergio Bazzini (Pistoia, 26 febbraio 1935 – Roma, 22 gennaio 2025) Sottile sceneggiatore e regista, è stato uno degli autori più acuti del cinema d’impegno e d’avanguardia. Ha scritto per Marco Ferreri film rivoluzionari come “Dillinger è morto” e “Il seme dell’uomo”. La sua filmografia include anche collaborazioni con Godard per “Le vanto” e con Mauro Bolognini per “L’eredità Ferramonti”. La sua scrittura, spesso surreale e provocatoria, ha rappresentato una voce fuori dal coro nel panorama cinematografico italiano.
3. Orio Caldiron (Padova, 24 settembre 1938 – Roma, 28 marzo 2025) Eminente storico e critico, ha ricoperto la carica di Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia ed è stato un pilastro della cultura cinematografica italiana. Autore di monografie fondamentali su registi come Vittorio De Sica, Sergio Corbucci, Pietro Germi e Pino Mercanti, ha curato per anni la rivista Bianco e Nero. La sua opera di analisi è stata cruciale per la riscoperta del cinema popolare italiano, elevandolo a oggetto di studio accademico.
2. Gianni Quaranta (Archi, 30 agosto 1943 – Roma, 14 settembre 2025) Non è stato solo uno scenografo, ma un vero “architetto del sogno” capace di fondere la precisione storica con una sensibilità pittorica di matrice classica. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera, Quaranta ha iniziato la sua ascesa negli anni ’70, diventando il collaboratore prediletto di Franco Zeffirelli. Per Zeffirelli ha realizzato le scenografie di opere monumentali come “Fratello sole, sorella luna” (1972), dove la ricostruzione di Assisi ottenne la sua prima candidatura all’Oscar, e il kolossal televisivo “Gesù di Nazareth” (1977), che richiese una ricerca iconografica senza precedenti per ricostruire la Palestina del I secolo. Il culmine della sua carriera cinematografica arriva nel 1986 con “Camera con vista” di James Ivory. Per questo film, Quaranta vince il Premio Oscar alla migliore scenografia, grazie alla capacità di ricreare una Firenze edoardiana intrisa di luce e romanticismo, curando ogni minimo dettaglio, dagli arredi agli scorci architettonici. La sua versatilità lo ha portato a lavorare con Bernardo Bertolucci per l’epopea di “Novecento”, dove ha saputo tradurre in immagini la fatica e la poesia della terra emiliana, e con Herbert Ross nel film “Giselle” (1987). Oltre al cinema, Quaranta ha dominato la scena operistica mondiale. Ha firmato allestimenti per il Metropolitan Opera House di New York (celebre la sua Aida), la Scala di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia e l’Opéra Bastille di Parigi. La sua cifra stilistica risiede nell’uso magistrale della prospettiva e dei materiali, capaci di dare profondità teatrale anche all’inquadratura cinematografica. Negli ultimi anni della sua carriera, si è dedicato anche alla regia teatrale e operistica, dimostrando una visione globale dello spettacolo che comprendeva luci, costumi e movimenti scenici, consolidando la sua fama di artista rinascimentale prestato alla modernità.
1. Enrico Lucherini (Roma, 8 agosto 1932 – Roma, 28 luglio 2025) E’ stato molto più di un addetto stampa: è stato l’inventore dello star system italiano nel secondo dopoguerra. Figlio di un noto medico romano (che avrebbe voluto vederlo seguire le sue orme), Enrico scelse invece la strada dello spettacolo, studiando recitazione con Alessandro Fersen. Tuttavia, comprese rapidamente che la sua vera vocazione non era stare sotto le luci della ribalta, ma decidere chi dovesse starci e perché. Nel 1958 aprì il suo studio a Roma, dando inizio all’era delle “lucherinate”. Questi colpi teatrali consistevano nell’orchestrare eventi apparentemente fortuiti per generare titoli sui giornali: dalle finte liti tra attrici ai flirt costruiti a tavolino, come quello celebre tra Florinda Bolkan e Richard Burton. La sua intuizione geniale fu capire che la vita privata dei divi era importante quanto (e a volte più) dei film che interpretavano. Durante gli anni della “Dolce Vita”, lavorò fianco a fianco con Federico Fellini per il lancio di film come “8½” e con Luchino Visconti per “Il Gattopardo”, gestendo con pugno di ferro e ironia le bizze di star del calibro di Sophia Loren, Gina Lollobrigida e Monica Vitti. Lucherini ha avuto il merito di modernizzare il marketing cinematografico in Italia, trasformando la promozione in un racconto continuo che mescolava verità e finzione. Con il suo storico socio Matteo Spinola, ha gestito le carriere di quasi tutti i grandi attori italiani, da Vittorio Gassman a Marcello Mastroianni. Nonostante il passare delle mode, Lucherini è rimasto un punto di riferimento anche per le generazioni successive (da Pieraccioni a Verdone), mantenendo intatto il suo stile istrionico e la sua capacità di incantare i giornalisti. La sua vita, raccolta nel documentario “Ne ho fatte di tutti i colori”, è la cronaca di un’Italia che, attraverso il cinema, imparava a sognare in grande.
