10 Film di Pasolini a 50 anni dalla morte

Il Cinema dell’Eresia: Analisi dell’Opera Cinematografica di Pier Paolo Pasolini

Sezione 1: L’Eresia di Pasolini: Lo Sguardo “Corsaro” dalla Letteratura al Cinema

Analizzare il cinema di Pier Paolo Pasolini significa confrontarsi con la sua figura intellettuale completa: poeta, scrittore, polemista e regista. La sua opera cinematografica è incomprensibile se separata dalla sua produzione letteraria e dai suoi interventi polemici.   Definito “scomodo” , Pasolini fu un critico implacabile della borghesia, del Partito Comunista e della nascente società dei consumi. Questa posizione eretica gli costò una sistematica persecuzione giudiziaria. La sua tragica morte all’Idroscalo di Ostia nel 1975 fu vista da molti non come una semplice lite, ma come un “omicidio organizzato per eliminare il personaggio scomodo”.  

La transizione al cinema nel 1961 con Accattone fu una scelta strategica. Dopo i romanzi e i primi processi , Pasolini vide nel cinema uno strumento più potente per veicolare la sua “eresia”. Teorizzò un “cinema di poesia” , considerando il cinema una “lingua scritta della realtà”. La sceneggiatura era per lui il “passaggio dallo stadio letterario allo stadio cinematografico” , un modo per elevare la critica sociale a poesia usando lo “scandalo” come strumento di comunicazione.  

La chiave del suo cinema risiede nel sincretismo eretico tra Marxismo e Cattolicesimo. Fu un marxista espulso dal PCI nel 1948 per “indegnità morale” (la sua omosessualità) , eppure continuò a sostenere il partito. Il suo comunismo non era una dottrina, ma una “compassione umanissima” per gli umili.   Allo stesso modo, era anticlericale ma profondamente mistico, ossessionato dal “senso del sacro” che vedeva sopravvivere solo nel mondo arcaico e sottoproletario. L’apparente paradosso di un marxista che dirige Il Vangelo secondo Matteo si risolve qui: il Cristo del Vangelo e il “pappone” di Accattone sono entrambi figure “sacre” e pre-borghesi, forze rivoluzionarie contro il potere e la razionalità del neocapitalismo.  

Sezione 2: Estetica della Realtà: Le Scelte Stilistiche del Cinema Pasoliniano

Lo stile visivo di Pasolini non ha origine cinematografica, ma “figurativa”. La sua passione per la pittura nacque dalle lezioni dello storico dell’arte Roberto Longhi, che gli trasmise l’amore per Giotto, Masaccio e Caravaggio.  

Dalla pittura sacra pre-rinascimentale, come Giotto e Masaccio , Pasolini mutua la composizione ieratica e la “visione frontale e ingenua”. Questa scelta non è estetica, ma etica: inquadrando un “pappone” di borgata come un santo, Pasolini costringe lo spettatore a riconoscere il sacro nel profano.  

Ne La ricotta , Pasolini usa la tecnica del tableau vivant per ricostruire a colori due capolavori manieristi: la Deposizione di Rosso Fiorentino e quella del Pontormo. Questo colore artificiale contrasta con il bianco e nero neorealista della storia di Stracci , la comparsa morta di fame. Il regista del film-nel-film (Orson Welles) è cieco alla “fame reale” di Stracci, criticando così l’estetismo fine a se stesso.  

L’influenza di Caravaggio è visibile nella “compassione per gli ultimi”. Una citazione diretta è stata individuata nell’immagine di Franco Citti in Accattone, che richiama il Bacchino malato di Caravaggio.  

Se la pittura struttura l’immagine, la musica la “sfonda”. Pasolini opera una “rottura linguistica” attraverso l’uso anacronistico della musica colta, in particolare Johann Sebastian Bach.   In Accattone, la Passione secondo San Matteo (BWV 244) di Bach “innalza” la morte sordida del protagonista a passione cristologica. La musica sublime (Bach) collide con la realtà grezza (i “volti” di borgata ), agendo come uno “sfondamento” che apre l’immagine neorealista a una dimensione sacra.  

Per completare questa estetica, Pasolini rifiutò quasi sempre gli attori professionisti. Cercava “volti” capaci di essere, portatori di una verità fisica e “arcaica”. Le sue scoperte includono Ninetto Davoli e Franco Citti. Per Il Vangelo secondo Matteo, scelse uno studente marxista spagnolo, Enrique Irazoqui, per il ruolo di Cristo e sua madre, Susanna Pasolini, per il ruolo di Maria anziana.  

Sezione 3: Le Fasi Tematiche: Dal Sottoproletariato all’Inferno del Potere

La filmografia di Pier Paolo Pasolini può essere letta come una discesa tragica, un percorso dalla speranza nella “realtà” alla constatazione della sua totale distruzione da parte del Potere.

I primi film, Accattone (1961) e Mamma Roma (1962), costituiscono il “ciclo nazional-popolare” e sono l’estensione diretta dei suoi romanzi. Il tema centrale è la “misteriosa sacralità del mondo del sottoproletariato” e la sua “umana vitalità” nelle borgate. Questo mondo è però condannato: entrambi i film si concludono in tragedia , simboleggiando l’impossibilità di un riscatto sociale nel nuovo mondo piccolo-borghese.  

Constatata l’impossibilità di un’integrazione, Pasolini si sposta sul piano del mito e del sacro. Il Vangelo secondo Matteo (1964) , nato da un'”illuminazione irrazionale” , presenta un Cristo “rebelde” e “rivoluzionario”. Con Edipo re (1967) e Medea (1969), usa il mito greco. Edipo è un'”autobiografia metaforica” e una critica all’uomo moderno “cieco”. Medea mette in scena il conflitto insanabile tra il mondo “contadino e preindustriale” (Medea) e il “mondo razionale” e “neocapitalistico” di Giasone.  

In questa fase, l’attacco alla borghesia industriale diventa diretto e allegorico. Teorema (1968) e Porcile (1969) sono i manifesti. In Teorema, un visitatore sacro arriva in una famiglia borghese e, attraverso il sesso, ne espone l'”aridità d’animo” e il “vuoto” assoluto , provocando uno sconvolgimento “essenzialmente ideologico e mistico”. Porcile critica il “teatro di Parola” borghese.  

Pasolini tenta un’ultima fuga con la Trilogia della Vita (Il Decameron 1971 , I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte), cercando nel passato e nel Terzo Mondo un “eros innocentemente spregiudicato e scandaloso” e l’allegria dei corpi come baluardo contro la “massificazione consumistica”.   Ma il Potere assorbe e mercifica quell’eros. Pasolini rinnega la Trilogia (“Abiura”) e reagisce con Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) , il suo testamento e il primo capitolo di una “Trilogia della Morte”. Qui, il sesso cessa di essere gioia e diventa pura “metafora del potere” , “strumento di tortura” e allegoria della “mercificazione dei corpi da parte del Potere”.  

Sezione 4: I 10 Film Essenziali di Pier Paolo Pasolini: Un Canone Critico

Questa classifica critica esplora i dieci film che definiscono il percorso intellettuale e artistico di Pasolini.  

10. Teorema (1968)

Sinossi e Analisi: Un enigmatico ospite (Terence Stamp) arriva in una famiglia alto-borghese e ha rapporti sessuali con tutti i suoi membri. La sua partenza li lascia di fronte al proprio vuoto esistenziale, portandoli a reazioni estreme. È una lucida allegoria della “crisi della borghesia” , della sua “aridità d’animo” e “noia”. L’ospite non è una persona, ma un’irruzione del sacro in un mondo desacralizzato.  

9. Comizi d’amore (1964)

Sinossi e Analisi: Un documentario-inchiesta unico. Pasolini stesso viaggia per l’Italia , ponendo domande dirette sulla sessualità, commentato da intellettuali come Moravia e Musatti. Emerge il ritratto di un’Italia culturalmente “arretrata”, piena di “pregiudizi” e “ipocrisia borghese” , nel momento cruciale della “mutazione antropologica”.  

8. Il Decameron (1971)

Sinossi e Analisi: Primo capitolo della “Trilogia della Vita”. Pasolini traspone nove novelle di Boccaccio, spostando l’azione a Napoli , e interpreta lui stesso un allievo di Giotto. È un inno al “puro piacere di raccontare” e a un “eros innocentemente spregiudicato e scandaloso” , celebrando il sesso come gioia vitale contro la “massificazione consumistica”.  

7. Edipo re (1967)

Sinossi e Analisi: Trasposizione della tragedia di Sofocle , incorniciata da un prologo nell’Italia fascista e un epilogo nella Bologna contemporanea , con il corpo centrale girato in Marocco. Pasolini la definì un'”autobiografia metaforica” (il suo rapporto madre/padre) e una “metafora per l’uomo moderno” borghese, “cieco” alla “natura criminale della propria condizione agiata”.  

6. Uccellacci e uccellini (1966)

Sinossi e Analisi: Una “fiaba ideologica” e “non-commedia”. Totò (alla sua ultima interpretazione ) e Ninetto Davoli vagano accompagnati da un corvo parlante, intellettuale e marxista, che alla fine, infastiditi, mangiano. È il film sulla “crisi delle ideologie” , in particolare sulla “crisi culturale della sinistra comunista” , incapace di comprendere la “realtà”.  

5. Accattone (1961)

Sinossi e Analisi: Esordio alla regia. Vittorio “Accattone” (Franco Citti) è un “ragazzo di vita” e magnaccia della borgata romana. Tenta di cambiare per amore della pura Stella, ma fallisce e muore in un banale incidente. È un “perdente” descritto con “pietas per i derelitti”. La sua morte è un martirio sacro, innervato da una “nostalgia di paradiso”. Il suo sogno della tomba “al sole” e le sue ultime parole (“Mo sto bene!”) indicano una “misera luce di coscienza che arriva con la morte”.  

4. Il Vangelo secondo Matteo (1964)

Sinossi e Analisi: Trasposizione letterale e rigorosa del Vangelo di Matteo, girata nei Sassi di Matera con attori non professionisti e dedicata “alla cara, lieta, familiare memoria di Papa Giovanni XXIII”. È il paradosso di un marxista ateo che gira quello che da molti (inclusa la stampa vaticana ) è considerato il “miglior film su Gesù”. Presenta un Cristo non pacificato, ma “rebelde” e “rivoluzionario” , la cui parola è una “violenza di una resistenza”.  

3. La ricotta (1963)

Sinossi e Analisi: Mediometraggio (episodio del film Ro.Go.Pa.G. ). Su un set che gira un film sulla Passione (regista Orson Welles ), la comparsa sottoproletaria Stracci, afflitta da “fame atavica” , viene derisa dalla troupe e muore di indigestione mentre è legato alla croce. Considerata la “summa della sua poetica autoriale” , contrappone la “fame estetica” del regista colto alla “fame biologica” e reale di Stracci , che “diventa un moderno Gesù Cristo” , la vera Passione.  

2. Mamma Roma (1962)

Sinossi e Analisi: Secondo lungometraggio , con Anna Magnani nel ruolo di una prostituta che cerca di cambiare vita per amore del figlio adolescente Ettore. Tenta il “sogno” piccolo-borghese, ma il passato torna a perseguitarla e il figlio scivola nella delinquenza, morendo tragicamente legato a un letto in carcere. È la tragedia dell’aspirazione sociale: non c’è salvezza nel “progresso” borghese. La morte di Ettore è una crocifissione moderna (citazione del Mantegna ), un atto d’accusa contro una “responsabilità collettiva”.  

1. Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975)

Sinossi e Analisi: L’ultimo film di Pasolini, uscito postumo. Trasposizione del Marchese De Sade ambientata nella Repubblica di Salò. Quattro potenti signori si rinchiudono in una villa con un gruppo di giovani e li sottopongono per 120 giorni a un regolamento di torture e sevizie. È la “vetta intellettuale” , il testamento e la visione più disperata di Pasolini. È un’allegoria del Potere, in particolare del “neofascismo consumistico” , che riduce gli uomini a “schiavi… dediti esclusivamente al consumo”. Il sesso cessa di essere liberazione e diventa “metafora del potere” , “strumento di tortura” e “mercificazione dei corpi”.  

Sezione 5: Conclusione: L’Eredità Infallibile dell’Intellettuale “Scomodo”

L’eredità cinematografica di Pasolini è vasta e innegabile. Martin Scorsese ha dichiarato che Accattone è “il filo che lega tutti i miei film” , vedendo nella “Roma delle borgate” un parallelo con la sua Little Italy. Anche registi come Derek Jarman hanno visto in Pasolini un modello, interpretandolo nel cortometraggio Ostia.  

Oggi, l’eredità di Pasolini è paradossale. Sebbene il suo pensiero rimanga di un’attualità centrale , l’intellettuale “scomodo” , nemico dell’omologazione, è stato assorbito e neutralizzato dalla cultura di massa che combatteva. Come nota la critica, “Pasolini piace a tutti” , è oggetto di retrospettive nei musei più prestigiosi (dal MoMA a Monaco ) ed è stato usato persino dalla moda , diventando “di tendenza”.   La vera eredità di Pasolini , tuttavia, non risiede nel mistero della sua morte , ma nella lucidità infallibile della sua analisi. Le sue denunce sulla “mutazione antropologica” degli italiani e sull’avvento di un “neofascismo consumistico” si sono rivelate tragicamente profetiche.   Il suo cinema rimane uno strumento di “scandalo” e di “disobbedienza”. È un “cinema inconsumabile” perché si rifiuta di intrattenere. Ci costringe a vedere la violenza del Potere, l’annientamento della realtà e la sacralità perduta del mondo.  

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