La signora Harris va a Parigi

Il nostro parere

La signora Harris va a Parigi (2022) UK di Anthony Fabian


Nella Londra degli anni Cinquanta, una donna vedova si innamora perdutamente di un abito di alta moda di Dior. Sebbene non abbia i mezzi finanziari per acquistarlo, decide che deve assolutamente averlo.


Il film si apre con una gustosa ricostruzione ambientale sulle condizioni di vita del proletariato fine anni cinquanta. Con alcune notazioni veloci e con passo spedito Fabian riesce a fornire un quadro d’insieme discreto, per quanto tendente alla cartolina. Le diverse vicende che travolgono poi la protagonista sono via via più incredibili, ma capiamo che si tratta di una fiaba moderna e non ce la si può prendere.

Tra le righe, tuttavia, si avverte il tentativo di definire la differenza di classe, una critica alla borghesia strisciante e forte. Questo controcanto è la parte più riuscita dell’opera che nel finale scade brutalmente nella banalità, scegliendo un happy end fastidioso nel momento in cui le caselle vanno magicamente al loro posto, lasciando tutti (eccetto due o tre cattivoni) assurdamente felici e realizzati.

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