Il favoloso mondo di Amelie
Il favoloso mondo di Amelie (2001) FRA di Jean Pierre Jeunet
Una fanciulla dall’animo sensibile e solitario, cresciuta nell’affetto distante del padre medico dopo la tragica e bizzarra scomparsa della madre, scopre la sua missione dopo un evento inatteso. Dopo aver ritrovato un contenitore di oggetti d’infanzia di un vecchio inquilino, la restituzione di quel tesoro le fa capire che la sua vita deve essere dedicata a rendere felici gli altri. Così, la giovane Amélie inizia a tessere le vite di chi la circonda, usando la sua immaginazione e la sua natura di sognatrice per cambiare in meglio l’esistenza altrui.
Sembra proprio che Il favoloso mondo di Amélie abbia fatto tremare le fondamenta del cinema serioso. Nonostante sia stato snobbato da certi ambienti intellettuali, il film di Jean-Pierre Jeunet ha conquistato il mondo intero, vincendo premi del pubblico a destra e a manca e scalando le classifiche dei film più amati di sempre. Non è un caso, perché la pellicola è un vero e proprio concentrato di gioia: un vortice di creatività visiva, un tripudio di colori e una ventata di freschezza narrativa che ti avvolge e ti fa sorridere.
Jeunet, noto per averci regalato universi visivamente strabilianti ma a volte un po’ contorti come quelli di Delicatessen e La città perduta dei bambini, qui sembra aver trovato la sua formula magica. Dopo una parentesi hollywoodiana che non gli ha dato molta soddisfazione con Alien: La clonazione, ha deciso di tornare a casa per fare il “suo” film, e il risultato è una delizia. Non si è curato di rappresentare una Parigi realistica, con tutti i suoi problemi e le sue sfaccettature; il suo è un microcosmo da favola, un dipinto nostalgico e idealizzato dove i colori sono più intensi, i rumori quasi inesistenti e i personaggi sembrano usciti da una fiaba moderna. Sebbene la critica abbia storto il naso per questa versione edulcorata di Montmartre, è proprio questo che rende il film speciale, un luogo fuori dal tempo in cui le piccole manie e le eccentricità dei personaggi si fondono in un’armonia perfetta.
L’intero film ruota attorno ai dettagli, alle piccole, irrilevanti cose della vita che per Amélie hanno un significato immenso: far rimbalzare i sassi sull’acqua, sprofondare la mano nei sacchi di legumi, rompere la crosticina della crème brûlée. Queste piccole fissazioni non sono altro che il riflesso della sua anima, una persona che ha imparato a trovare la bellezza nelle piccolezze per superare la solitudine. La sua vocazione da fatina, o moderna Zorro, la spinge a intromettersi con discrezione nelle vite degli altri: il vicino con le ossa di vetro, la portinaia malinconica, l’uomo del negozio che fa il prepotente. Amélie tesse le sue trame in modo fantasioso e geniale, quasi a voler dimostrare che la felicità non è un evento fortuito, ma una conseguenza di piccoli, astuti interventi.
Il culmine di tutto questo è l’incontro con Nino (interpretato dal regista Mathieu Kassovitz), un altro sognatore solitario, affascinato dalla collezione di foto tessere scartate trovate sul marciapiede. La loro storia d’amore, un vero e proprio gioco di caccia al tesoro, è l’apoteosi del viaggio di Amélie verso gli altri. Inizialmente, la sua timidezza la spinge a orchestrare ogni mossa da lontano, quasi come se la vicinanza fosse troppo rischiosa. È una lotta tra il desiderio e la paura che si manifesta in modo delizioso e surreale, come quando si dissolve letteralmente in una pozzanghera alla vista del suo amato.
Gran parte del fascino del film è merito della protagonista. Audrey Tautou è l’Amélie perfetta, con il suo sguardo malizioso e triste allo stesso tempo, che la rende irresistibile. Jeunet non ha avuto bisogno di dirle come comportarsi, perché era Amélie in ogni istante. La sua interpretazione, che mescola ingenuità, malizia e fragilità, cattura lo spettatore e lo porta in questo universo fatato. Un film che ti lascia con il sorriso, con la voglia di affrontare la vita con un pizzico di follia e di credere che anche i gesti più semplici possano cambiare il mondo, almeno quello di chi ti sta accanto.
