Humane
Humane (2024) USA di Caitlin Cronenberg
Dopo una catastrofe climatica e l’inevitabile sovrappopolazione, un governo decide di lanciare un programma di eutanasia di massa, spingendo la popolazione a ridursi del 20%. L’ex giornalista televisivo Charles York raduna i suoi figli per dare un annuncio sconvolgente: lui e la sua nuova moglie si sono offerti volontari per il programma. Ma quando il piano va storto, i rampolli di casa York si ritrovano costretti a prendere una decisione che metterà alla prova la loro moralità e i loro legami familiari, trasformando la loro casa in un sanguinoso campo di battaglia per la sopravvivenza.
La stirpe dei Cronenberg si arricchisce di un nuovo germoglio cinematografico con l’opera prima di Caitlin, figlia d’arte, che con Humane esordisce alla regia. Chi si aspetta di trovarsi di fronte a un’esperienza visiva disturbante come quelle del padre David o del fratello Brandon, con ondate di body horror e terrore surreale, farebbe bene a contenere l’entusiasmo. Anche se l’eco tematico di una perdita di controllo sul proprio corpo è innegabile, qui le atmosfere sono ben diverse.
Il film prende le mosse da una premessa interessante, che esplora un futuro distopico in cui il collasso ambientale ha reso l’eutanasia di massa una scelta necessaria, se non addirittura un dovere civico. Un concetto che è figlio del nostro tempo, tra allarmismo climatico e crisi esistenziali, ma che purtroppo non viene completamente sfruttato. La trama talvolta si perde in decisioni poco credibili e i personaggi stentano a generare il giusto coinvolgimento emotivo. L’aspetto più inquietante è che la visione del mondo di Humane non suona affatto campata in aria; però, l’incapacità del film di farci affezionare ai suoi protagonisti fa sì che il dramma rimanga un fatto freddo, distante e intellettuale.
L’intera vicenda si svolge nell’arco di una singola, fatidica giornata all’interno dell’elegante villa di famiglia. La riunione, convocata per una decisione così drastica, si complica quando i figli scoprono che la loro eredità non sarà poi così facile da spartire. Il primogenito, Jared, interpretato da un ineccepibile Jay Baruchel, è un volto noto della tv che predica i benefici dell’eutanasia per il bene comune, un opinionista che con la sua retorica cinica ha costruito una fortuna sulla paura e sul terrore. Questo personaggio è uno dei pochi a offrire una performance degna di nota, insieme a un delizioso Enrico Colantoni, il tecnico addetto alle pratiche di eutanasia, che nel suo ruolo un po’ macabro dà un tocco di spietata ironia.
La forza del film risiede principalmente in questi spunti satirici, che gettano uno sguardo velenoso sull’avidità e sulla natura umana, specialmente quando la sopravvivenza è in gioco. L’idea di una famiglia benestante costretta a fare i conti con un programma che solitamente interessa i meno abbienti è brillante. Il film si prende gioco di queste élite, mostrando come la loro morale vacilli non appena sono loro a doversi sacrificare. Tuttavia, il resto del cast, con Emily Hampshire, Alanna Bale e Sebastian Chacon, non riesce a dare spessore ai propri personaggi, che rimangono poco più che comparse, incapaci di sostenere un dramma che si basa interamente sui loro conflitti.
Insomma, Humane è un’interessante opera prima che si fa notare per la sua audacia tematica, ma che inciampa nella sua esecuzione. Sebbene ci siano momenti di lucido umorismo nero e una critica sociale piuttosto tagliente.
