Una terapia di gruppo
Una terapia di gruppo (2024) ITA di Paolo Costella
Remake della fortunata pellicola spagnola Toc Toc, Sei pazienti affetti da Disturbo Ossessivo Compulsivo ricevono per errore appuntamento alla stessa ora nello studio di un luminare della psichiatria in clamoroso ritardo
Paolo Costella torna al cinema con Una terapia di gruppo, una commedia corale che, con intelligenza e ironia, esplora le insicurezze, le ossessioni e le manie di sei personaggi costretti a condividere una seduta terapeutica senza terapeuta. Lo spunto iniziale, che richiama Terapia di gruppo di Robert Altman, nasce da un paradosso tragicomico: il rinomato terapeuta comportamentale, convocato per guidare la sessione, resta bloccato in aeroporto, lasciando i pazienti da soli ad affrontare i propri disturbi.
Il film, tratto dalla commedia spagnola di successo Toc Toc (a sua volta basata sull’opera teatrale di Laurent Baffie), mescola umorismo e riflessione, puntando i riflettori su sei individui diversi ma accomunati dalla difficoltà di vivere serenamente con sé stessi e con gli altri. Un cast eterogeneo e ben affiatato – Claudio Bisio, Margherita Buy, Claudio Santamaria, Valentina Lodovini, Leo Gassmann e Ludovica Francesconi – si muove con abilità tra momenti esilaranti e passaggi più intimi e toccanti, mettendo in scena il conflitto tra la fragilità personale e le pressioni di una società sempre più alienante.
Ognuno dei protagonisti porta sullo schermo una particolare declinazione del disturbo ossessivo-compulsivo: dalla sindrome di Tourette interpretata da Bisio alla mania del controllo di Margherita Buy, dalla dipendenza dal cellulare di Gassmann alla fissazione per la pulizia della Lodovini. La performance di Ludovica Francesconi, che interpreta una ragazza costretta a ripetere ogni frase due volte, è tra le più sorprendenti, così come quella di Claudio Santamaria, ossessionato dai numeri e dai calcoli matematici. Il risultato è una serie di siparietti che alternano comicità e malinconia, costruendo un intreccio vivace e coinvolgente.
Il vero punto di forza del film risiede nella coralità del cast, capace di bilanciare i toni leggeri con riflessioni più profonde. Costella ha scelto interpreti in grado di cogliere le sfumature dei loro personaggi, rendendo credibili sia le loro nevrosi che la loro umanità. La sintonia tra gli attori crea una dinamica fluida, sostenuta da dialoghi brillanti e da un ritmo narrativo solido, anche se non privo di qualche scena ridondante.
Una terapia di gruppo non è solo una commedia, ma un’analisi ironica delle difficoltà del vivere moderno. La tecnologia, da strumento di connessione, diventa paradossalmente una fonte di isolamento e di ossessione, mentre il giudizio altrui – e, ancor di più, quello verso sé stessi – emerge come il nodo centrale da sciogliere per raggiungere una qualche forma di serenità. Come sottolinea Costella, il film invita a ridere delle proprie fragilità, riconoscendole e accettandole come parte integrante dell’esperienza umana.
Sebbene la pellicola riesca a intrattenere e a toccare temi importanti, rischia talvolta di scivolare nell’eccessiva semplificazione, lasciando in superficie alcune delle sue premesse più interessanti. Il confronto generazionale e il discorso sulle “patologie del nuovo millennio” – come la dipendenza dai social o il bisogno di approvazione – avrebbero potuto essere sviluppati con maggiore profondità. Tuttavia, l’equilibrio tra leggerezza e riflessione mantiene il film godibile, evitando di appesantire lo spettatore.
