Diamanti

Il nostro parere

Diamanti (2024) ITA di Ferzan Ozpetek


Nel suo quindicesimo film, Ferzan Ozpetek intreccia passato e presente, portando lo spettatore dentro un atelier di sartoria negli anni ’70, dove due sorelle dal carattere opposto gestiscono una commessa cruciale per un kolossal storico. Attorno a loro ruota un microcosmo di donne forti e fragili, costrette a destreggiarsi tra rivalità, problemi familiari e le richieste di un regista esigente. Nel presente, invece, un gruppo di attrici – volti noti del cinema di Ozpetek – si riunisce intorno a una tavola sontuosamente imbandita, mentre il regista stesso, per la prima volta sullo schermo, sviluppa la sua nuova opera.


“Diamanti” è un’opera che condensa il cinema di Ozpetek nella sua forma più spettacolare: un affresco corale dove si mescolano amicizia, dolore, desiderio e nostalgia. Il film avvolge lo spettatore con il suo consueto intreccio di sentimenti ed estetica raffinata, celebrando il legame indissolubile tra cinema e vita. Tuttavia, a fronte di una messa in scena ricca e coinvolgente, la narrazione appare meno solida: la sceneggiatura, priva della firma storica di Gianni Romoli, si costruisce su episodi che restano abbozzati e temi che avrebbero meritato maggiore approfondimento.

Violenza domestica, lutti, figli problematici e dinamiche di potere scorrono sullo schermo con una leggerezza che non sempre rende giustizia alla loro complessità. Se il cast, coeso e affiatato, riesce comunque a infondere calore e autenticità ai personaggi, l’ambientazione anni Settanta si riduce a poche pennellate di repertorio, senza la densità storica che avrebbe potuto renderla più viva. Ozpetek sembra più interessato all’amarcord cinematografico che alla ricostruzione storica, disseminando il film di citazioni e omaggi ai grandi maestri: da Visconti a Sirk, da Matarazzo a Stahl, fino ai leggendari costumisti Piero Tosi e Danilo Donati. La figura della stilista Bianca Vega, interpretata da Vanessa Scalera, potrebbe persino rimandare a icone del settore come Gabriella Pescucci, Milena Canonero o Franca Squarciapino, uniche italiane premiate con l’Oscar per i costumi.

Nonostante qualche semplificazione narrativa, il film resta un’esperienza sensoriale di grande impatto grazie all’eccellente lavoro del comparto tecnico. I costumi di Stefano Ciammitti, le scenografie di Deniz Kobanbay e la fotografia di Gian Filippo Corticelli donano alla pellicola un fascino visivo straordinario. Anche la colonna sonora, firmata da Giuliano Taviani e Carmelo Travia, per quanto insistita, si sposa con l’universo emotivo del regista, arricchita da brani inediti di Giorgia e Mina che amplificano l’atmosfera malinconica e sognante.

In definitiva, Diamanti non è un film perfetto, ma è il miglior Ozpetek degli ultimi anni. La sua forza sta nella capacità di evocare un’idea di cinema che, pur con qualche fragilità, continua a brillare. Se il racconto fatica a trovare una direzione unitaria, il film si fa perdonare con il suo cuore pulsante, le sue immagini ricche di poesia e la straordinaria energia del cast. Un’opera che conquisterà il pubblico a cui è destinata, soprattutto quello femminile, e che trova il suo valore più grande nella celebrazione del legame tra arte, memoria e passione. E commuove.

 

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