La patata bollente
La patata bollente (1979) ITA di Steno
Bernardo Mambelli, detto “Gandi”, è un operaio milanese e sindacalista tutto d’un pezzo del Partito Comunista Italiano. La sua vita, scandita dalla fabbrica e dall’amore per la bella Maria, viene sconvolta quando salva il giovane Claudio da un pestaggio neofascista e decide di ospitarlo. Bernardo scoprirà presto che Claudio è omosessuale, un “diverso” come si diceva allora. Questa convivenza forzata innesca una reazione a catena di pettegolezzi e sospetti nel rigido ambiente proletario e maschilista che lo circonda, mettendo in crisi le sue certezze ideologiche e la sua stessa identità.
A rivederlo oggi, “La patata bollente” si rivela un’opera più stratificata e coraggiosa di quanto la sua etichetta di “commedia all’italiana” potrebbe suggerire. Sotto la direzione del veterano Steno, che qui si avvale di una sceneggiatura scritta a sei mani con Giorgio Arlorio ed Enrico Vanzina, il film trascende il puro intrattenimento per orchestrare una satira sociale acuta e, per l’epoca, audace. La “patata bollente” del titolo non è solo la scabrosa situazione in cui si ritrova il protagonista, ma l’omosessualità stessa, tema incandescente gettato con irriverenza nel cuore di un monolite ideologico apparentemente inscalfibile: il PCI di fine anni Settanta.
Tecnicamente, la regia di Steno è solida, funzionale alla narrazione e priva di virtuosismi superflui. Il suo mestiere si manifesta nella gestione dei tempi comici e nella direzione di un cast fortunato. La fotografia di Emilio Loffredo restituisce con efficacia il grigiore operaio della periferia romana, contrapposto cromaticamente all’universo più eccentrico e “colorato” di Claudio. Il montaggio di Raimondo Crociani è serrato e contribuisce a mantenere un ritmo brillante, alternando gag fulminanti a momenti di riflessione agrodolce. Menzione d’onore per la colonna sonora di Totò Savio, il cui “Tango Diverso” è più di un semplice accompagnamento musicale: è un vero e proprio manifesto tematico del film.
L’interpretazione di Renato Pozzetto è ottima. Il suo “Gandi” è una maschera comica straordinaria, un personaggio surreale calato in un contesto iper-realistico. Pozzetto lavora di sottrazione, usando la sua tipica comicità straniante e il suo inconfondibile aplomb per incarnare un uomo semplice, quasi candido, la cui bontà d’animo si scontra con un’impalcatura ideologica che si rivela più fragile del previsto. Accanto a lui, un Massimo Ranieri offre una delle sue prove attoriali più sentite, disegnando un personaggio omosessuale lontano dagli stereotipi macchiettistici del tempo. Completa il terzetto Edwige Fenech che, superando il suo status di icona sexy, dona al personaggio della fidanzata una pragmatica e genuina umanità.
