Oh. What. Fun
Oh. What. Fun (2025) USA di Michael Showalter
Claire, madre e nonna maniacalmente votata alla perfezione natalizia, aspira segretamente a essere nominata “Mamma Festiva dell’Anno” in un concorso TV, sentendosi inascoltata e non apprezzata dalla sua famiglia. L’arrivo di marito, figli adulti (con annessi problemi sentimentali e professionali) e nipotini scatena il caos domestico e una passiva aggressività con la vicina, frenemy storica. Culmine del dramma è quando la famiglia, in ritardo per uno spettacolo, parte dimenticandosi letteralmente di lei, spingendo Claire a mettersi in auto per un viaggio on the road improvvisato, alla ricerca di sé e di un riconoscimento.
Diretto da Michael Showalter, un nome che solitamente evoca un registro comico-satirico intelligente, il film si presenta con una premessa metacinematografica astuta: denunciare come i film di Natale classici siano incentrati sui padri, mettendo da parte il lavoro emotivo delle madri.
Tuttavia, l’intento lodevole si scontra con una messa in scena che fatica a trovare il giusto bilanciamento tonale. Se è vero che l’algida e maniacale ossessione di Claire, interpretata da una Michelle Pfeiffer in forma che modula ogni sfumatura della sua over-performance, offre spunti interessanti (la sua non è la semplice santità della madre incompresa, ma una ricerca disperata di validazione), la sceneggiatura, co-scritta dallo stesso Showalter, devia troppo spesso in dinamiche da Cinepanettone malriuscito.
Gli aspetti tecnici e la direzione degli attori sono professionali – il cast è di alto livello, con menzioni speciali per l’eccellente e glaciale Joan Chen nel ruolo della vicina-nemesi Jeanne. Eppure, l’alchimia comica e la costruzione dei conflitti risultano spesso inerti o fuori fuoco. Le sottotrame (il dramma amoroso dei figli, il furto di candele, lo scontro con la vicina a colpi di gonfiabili natalizi) non sono abbastanza acute o divertenti da sostenere la narrazione, ma servono solo a distogliere dall’obiettivo principale: l’empatia con Claire.
Il film, pur provando a elevarsi dal cinema commerciale natalizio, finisce per inciampare in risoluzioni frettolose e in un messaggio finale, che risulta non pienamente meritato dalla protagonista. Claire non viene apprezzata non perché incompresa, ma perché non ascolta e non comprende a sua volta i bisogni reali della sua famiglia. La fotografia patinata e le musiche gradevoli non riescono a mascherare una narrazione che, alla fine, ci lascia a rimpiangere quei “film di Natale migliori” che la stessa Claire ci aveva mostrato all’inizio. Un’occasione mancata, purtroppo, destinata a non diventare una tradizione cinefila annuale.
