10 attrici morte nel 2024

Glynis Johns (Pretoria, 5 ottobre 1923 – Los Angeles, 4 gennaio 2024) Nel 1973 vinse il Tony alla miglior attrice protagonista in un musical. La sua famiglia era gallese, ma nacque in Sudafrica, dove i genitori si esibivano in tournée. Dal 1938 cominciò a recitare al cinema, debuttando in La cavalcata delle follie, pur proseguendo  l’attività teatrale. Nel 1945 si fece notare per l’interpretazione della migliore amica di Deborah Kerr in Intermezzo matrimoniale. Nella prima metà degli anni ’50 fu attiva, sia a Hollywood che a Broadway. Tornò nel Regno Unito nel 1958 con il film Estasi d’amore. In quegli anni si affermò come caratterista e nel 1960 ottenne una candidatura all’Oscar alla miglior attrice non protagonista per I nomadi di Fred Zinnemann. Negli anni sessanta apparve con frequenza in televisione, ove recitò in La parola alla difesa e Batman. Nel 1964 interpretò il suo ruolo più noto, quello di Winifred nel film Mary Poppins. Cominciò a diradare le apparizioni, fino a ritirarsi nel 1999. A fine carriera recitò in Un amore tutto suo (1995) e Superstar (1999).

Micheline Presle pseudonimo di Micheline Chassagne (Parigi, 22 agosto 1922 – Nogent-sur-Marne, 21 febbraio 2024) Debuttò nel cinema a 15 anni nel film La fessée (1937). L’anno successivo, con il film Ragazze in pericolo (1939) di Georg Wilhelm Pabst, vinse il Prix Suzanne Bianchetti quale giovane attrice più promettente del cinema francese. Durante gli anni ‘40 apparve in diverse commedie e pellicole romantiche, tra cui Il diavolo in corpo (1947) di Claude Autant-Lara. Nel 1950 si trasferì a Hollywood, dove interpretò tre film: La sua donna (1950) di Jean Negulesco, I guerriglieri delle Filippine (1950) di Fritz Lang e L’avventuriero di New Orleans (1951) di William Marshall. Dopo questa parentesi, tornò in Francia e recitò in alcuni film in costume, quali Versailles (1954) e Napoleone Bonaparte (1955), entrambi diretti da Sacha Guitry, nonché Venere imperiale (1962) di Jean Delannoy. Nel 1959 girò in Inghilterra il film L’inchiesta dell’ispettore Morgan, per la regia di Joseph Losey, mentre nel 1961 recitò con Mastroianni, in L’assassino di Elio Petri. Tornò a Hollywood in Una sposa per due (1962) e Intrigo a Stoccolma (1963) di Mark Robson. Dagli anni ’60 continuò la carriera, avvicinandosi alla televisione. In quegli anni recitò in Caccia al maschio (1964) di Édouard Molinaro, Tutti pazzi meno io (1966) di Philippe de Broca, Le pistolere (1971) di Christian-Jaque e Niente di grave, suo marito è incinto (1973) di Jacques Demy. Tra le sue ultime interpretazioni, Il sangue degli altri (1984) di Claude Chabrol, Mignon è partita (1988) di Francesca Archibugi e Voglio tornare a casa! (1989) di Alain Resnais. L’ultima apparizione fu nel 2014 in Sesso, amore e terapia, diretto dalla figlia Tonie Marshall.

Anouk Aimèe pseudonimo di Nicole Françoise Florence Dreyfus (Parigi, 27 aprile 1932 – Parigi, 18 giugno 2024) Figlia di Henri Dreyfus, attore di origine ebraica, e di Geneviève Sorya (nata Geneviève Durand), altra nota attrice francese, cominciò la carriera cinematografica nel 1947, a 15 anni. Dopo alcune apparizioni minori, si fece notare per ruoli con registi di valore come André Cayatte in Gli amanti di Verona (1949), e Alexandre Astruc in La tenda scarlatta (1953), affermandosi definitivamente in Italia con Federico Fellini, che la diresse in La dolce vita (1960) e 8½ (1963), e in Francia con Jacques Demy in Lola – Donna di vita (1961). La consacrazione internazionale giunse nel 1966 con Un uomo, una donna di Claude Lelouch, al fianco di Jean-Louis Trintignant e di Pierre Barouh, che fu suo marito fra il 1966 e il 1969. Seguirono L’amante perduta, Una sera, un treno, entrambi del 1968, e Rapporto a quattro (1969), quest’ultimo diretto da George Cukor. Chiamata nuovamente da Lelouch a interpretare Vivere per vivere (1967), Chissà se lo farei ancora (1976) e Un uomo, una donna oggi (1986), tornò al cinema italiano nel 1980 con Salto nel vuoto di Marco Bellocchio, grazie al quale vinse il Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes, e con La tragedia di un uomo ridicolo (1981) di Bernardo Bertolucci. Nel 1994 interpretò il ruolo di una stilista in Prêt-à-Porter di Robert Altman. Nel 2003 le venne assegnato l’Orso d’oro alla carriera al Festival del Cinema di Berlino. Nel 2019 venne nuovamente diretta da Lelouch in I migliori anni della nostra vita, terzo episodio dopo il grande successo di Un uomo, una donna (1966), e dopo Un uomo, una donna oggi (1986), sempre con Trintignant.

Yvonne Furneaux pseudonimo di Élisabeth Yvonne Scatcherd (Roubaix, 11 maggio 1926 – North Hampton, 5 luglio 2024) Fece il suo debutto nel 1952 in Meet Me Tonight, diretta da Anthony Pelissier. Apparve poi nel film britannico Un giorno… tutta la vita (1952) di Victor Saville. Questa apparizione, non accreditata, le valse l’attenzione di Peter Brook, che le offrì un ruolo ne Il masnadiero (1953), film tratto dalla commedia satirica L’opera del mendicante. La sua popolarità aumentò  grazie alla sua interpretazione a fianco di Errol Flynn ne Il principe di Scozia (1953). Seguirono altri film d’avventura, come The House of the Arrow (1953) di Michael Anderson, The Javanese Dagger (1954). Antonioni le offrì uno dei ruoli principali nel film Le amiche (1955), dove ebbe modo di mostrare il suo temperamento drammatico. Tornò a ruoli più leggeri, recitando per la terza volta a fianco di Errol Flynn nel film di cappa e spada Il vendicatore nero (1955) di Henry Levin. Ray Milland la volle per il suo film Lisbon (1956). Tre anni più tardi ebbe un’ulteriore occasione con l’horror La mummia (1959), dove interpretò un doppio ruolo mentre Federico Fellini le affidò la parte di Emma, la fidanzata di Mastroianni in La dolce vita, una delle sue prove migliori. Tornata in Francia, interpretò Il conte di Montecristo (1961) di Claude Autant-Lara, con Louis Jourdan. Ma già l’anno successivo venne richiamata a girare in Italia film di genere, tra cui Il criminale (1962), Io, Semiramide (1963), Il leone di Tebe (1964). L’attrice venne diretta ancora da Autant-Lara ne L’omicida (1963) e nel thriller I raggi mortali del Dr. Mabuse (1964), prima di interpretare Repulsione (1965), per la regia di Roman Polański. Nel 1967 apparve in Le scandale – Delitti e champagne di Claude Chabrol. Poi ancora in Italia ne In nome del popolo italiano (1971) e nel film di produzione tedesca Versuchung im Sommerwind, che pose termine – almeno temporaneamente – alla sua carriera. Dodici anni più tardi, accettò di tornare a girare un film, prendendo parte a Frankenstein’s Great Aunt Tillie, dopodiché si ritirò e per molto tempo visse in Svizzera.

Shelley Duvall (Houston, 7 luglio 1949 – Blanco, 11 luglio 2024) Dopo alcuni brevi ma significativi ruoli in Nashville (1975) ed Io e Annie (1977), fu co-protagonista nel film Tre donne di Robert Altman (regista che la diresse in 7 occasioni), per il quale ottenne il Prix d’Interprétation féminine al Festival di Cannes. Divenne poi nota al grande pubblico per l’interpretazione di Wendy, la moglie di Jack Torrance in Shining (1980) di Stanley Kubrick. In seguito fu scelta per la parte di Olivia Oyl, la fidanzata di Popeye, in Popeye, di Robert Altman. Dal 1988 al 1993 produsse alcune serie televisive. Dopo un piccolo ruolo nel film indipendente del 2002 Manna from Heaven, Duvall si prese una lunga pausa dalla recitazione e dalla vita pubblica. Nel 2016 annunciò di soffrire di problemi mentali, secondo lei anche in conseguenza dell’esperienza vissuta sul set di Shining. Nell’ottobre 2022, dopo ben vent’anni, l’attrice tornò a recitare in un film, The Forest Hills, un horror-thriller indipendente scritto e diretto da Scott Goldberg.

Gena Rowlands pseudonimo di Virginia Cathryn Rowlands (Madison, 19 giugno 1930 – Indian Wells, 14 agosto 2024) Nel corso della sua carriera fu candidata 2 volte al premio Oscar, 9 al premio Emmy (vincendone 4), e 8 volte ai Golden Globe, vinti in 2 occasioni. Ebbe l’Orso d’argento a Berlino nel 1977. Nel 1999 Pedro Almodóvar dedicò a lei, Bette Davis e Romy Schneider il film Tutto su mia madre. Nel 2016 ricevette l’Oscar alla carriera. Giovanissima iniziò a lavorare a Broadway e le varie esperienze teatrali la portarono a Hollywood, ove esordì con  L’alto prezzo dell’amore (1958) di José Ferrer. Negli anni successivi ottenne ruoli importanti in Solo sotto le stelle (1962) di David Miller, L’investigatore (1967) di Gordon Douglas e Gli intoccabili (1969) di Giuliano Montaldo. Nel 1954 sposò il regista John Cassavetes (a cui rimarrà legata fino alla sua morte), conosciuto durante gli studi, e con lui iniziò un sodalizio artistico che la portò a recitare in molti suoi film, a partire da Ombre (1959), per proseguire poi con Gli esclusi (1963), Volti (1968), Minnie and Moskowitz (1971), Una moglie, che le valse una candidatura al premio Oscar nel 1975, La sera della prima, che le fece vincere l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 1977, Gloria – Una notte d’estate, che le fruttò la seconda candidatura all’Oscar e la terza al Golden Globe nel 1981, e Love Streams – Scia d’amore (1984), per il quale venne premiata con un Nastro d’argento. Nel 1976 apparve nel thriller Panico nello stadio di Larry Peerce. Nel 1982 recitò ancora insieme al marito sotto la direzione di Paul Mazursky in La tempesta, moderno adattamento dell’omonima commedia shakespeariana. Nel 1987 lavorò con Paul Schrader, che la diresse in La luce del giorno, nel 1988 con Woody Allen nel film Un’altra donna, nel 1992 con Jim Jarmusch nel film a episodi Taxisti di notte e nel 1995 con Terence Davies, che le offrì il ruolo dell’eccentrica zia protagonista di Serenata alla luna. Molto attiva anche in televisione sin dal 1954, si distinse in particolare per le sue partecipazioni in L’abisso – Storia di una madre e di una figlia (1979) di Milton Katselas, Una gelata precoce (1985) di John Erman. Conquistò il terzo Emmy nel 2003 con il film per la televisione Gli occhi della vita di Mira Nair. Nel frattempo anche suo figlio Nick Cassavetes si affermò come regista, e la diresse per tre volte: nel 1996 in Una donna molto speciale, nel 1997 in She’s So Lovely – Così carina e nel 2004 in Le pagine della nostra vita. Fra gli ultimi suoi ruoli si ricordano quelli in film come Scherzi del cuore (1998) di Willard Carroll, con Sean Connery, Ricominciare a vivere (1998) di Forest Whitaker, fino al thriller The Skeleton Key (2005) di Iain Softley e il drammatico Verso la fine del mondo (2014) di Brian Horiuchi.

Maggie Smith (Ilford, 28 dicembre 1934 – Londra, 27 settembre 2024) Nel corso di una carriera durata sette decenni ha accumulato riconoscimenti tra cui 2 Premi Oscar, 3 Golden Globe, 5 BAFTA, 5 Screen Actors Guild, 4 Emmy e un Tony. Nel 1970 ha vinto l’Oscar alla miglior attrice per La strana voglia di Jean, mentre nel 1979 ha vinto il medesimo premio come miglior attrice non protagonista per California Suite. I suoi altri ruoli per cui è stata candidata agli Oscar sono nei film Otello (1965), In viaggio con la zia (1972), Camera con vista (1986) e Gosford Park (2001). Nel 1959 entrò a far parte della più prestigiosa compagnia inglese, quella dell’Old Vic in cui si sarebbe distinta come superba interprete di opere classiche e contemporanee. Trasferitasi negli Stati Uniti si dedicò al cinema. Dopo alcune parti di poca importanza, nel 1958 ottenne il primo ruolo da protagonista nel film Senza domani di Seth Holt. Da lì in poi il cinema le offrì parti sempre più importanti. Nei primi anni sessanta interpretò ruoli secondari, ma incisivi, in I cinque ladri d’oro (1962) di Michael Truman, International Hotel (1963) di Anthony Asquith e Il magnifico irlandese (1965) di Jack Cardiff grazie al quale ottenne la seconda candidatura ai BAFTA. Ma il ruolo che la consacrò icona del cinema è quello di Desdemona in Otello (1965), dove affiancò Laurence Olivier per cui ottenne la candidatura ai Golden Globe come miglior attrice e la prima delle sue tante candidature all’Oscar. Dopo avere interpretato Masquerade (1967) di Joseph L. Mankiewicz, nel 1968 fece Milioni che scottano di Eric Till e nel 1969 fu la protagonista in La strana voglia di Jean di Ronald Neame. Per la sua interpretazione, le venne assegnato il BAFTA Awards e vinse il primo Oscar come miglior attrice protagonista nel 1970. George Cukor la volle poi per In viaggio con la zia (1972), che le valse la candidatura sia ai Golden Globe sia agli Oscar. Seguirono poi Invito a cena con delitto (1976) di Robert Moore e il giallo Assassinio sul Nilo (1978), di John Guillermin. Nello stesso anno venne scelta per California Suite di Herbert Ross, commedia suddivisa in vari capitoli ove interpretò un’attrice nevrotica, ruolo per cui si aggiudicò il suo secondo Oscar nel 1979. Ricevette inoltre il primo Golden Globe e un’ennesima candidatura ai BAFTA. Durante gli anni ottanta interpretò Scontro di titani (1981) di Desmond Davis, Quartet (1981) di James Ivory, Delitto sotto il sole (1982) di Guy Hamilton, Pranzo reale (1984) di Malcolm Mowbray e Camera con vista (1985) di James Ivory, che le fece guadagnare un’altra candidatura all’Oscar e il secondo Golden Globe come miglior attrice. Il decennio si chiuse con La segreta passione di Judith Hearne (1987) di Jack Clayton per cui ricevette il BAFTA alla miglior attrice. Nel 1990 vinse il Tony come miglior attrice per lo spettacolo teatrale Lettice and Lovage. Nel 1991 Steven Spielberg le affidò il ruolo di Wendy nel film Hook – Capitan Uncino. Interpretò poi famosi film come Sister act (1992), Riccardo III (1995), Il club delle prime mogli (1996), Washington Square – L’ereditiera (1997) e Un tè con Mussolini (1999) di Franco Zeffirelli. Nel nuovo millennio si fece apprezzare grazie all’interpretazione di Minerva McGranitt nella serie Harry Potter. Oltre alla saga di Harry Potter negli ultimi anni interpretò film come La mia casa in Umbria (2003), il suo primo Emmy Award come miglior attrice. Nel 2007 prese parte al film Becoming Jane – Il ritratto di una donna contro e nel 2010 recitò in Tata Matilda e il grande botto. Dal 2011 fece parte del cast della serie Downton Abbey per cui ricevette due premi Emmy, nel 2011 e 2012. Nel 2012 interpretò i film Marigold Hotel e Quartet, diretto da Dustin Hoffman, che le valse la candidatura ai Golden Globe quale miglior attrice in una commedia musicale. Nel 2015 prese parte al film The Lady in the Van di Nicholas Hytner, per il quale ottenne la candidatura al Golden Globe come miglior attrice in una commedia musicale e un’altra candidatura ai BAFTA come miglior attrice.

Mitzi Gaynor pseudonimo di Francesca Marlene de Czanyi von Gerber (Chicago, 4 settembre 1931 – Los Angeles, 17 ottobre 2024) All’età di 4 anni calcava il palcoscenico come danzatrice bambina e a 12 faceva parte del corpo di ballo del Los Angeles Civic Light Opera. Con la parte di protagonista nella commedia Naughty Marietta attirò l’attenzione dei dirigenti della Twentieth Century Fox, che le affidarono un ruolo di ballerina nel musical Per noi due il paradiso (1950) di Henry Koster. Nella prima metà degli anni ‘50, l’attrice apparve in una serie di commedie e di film musicali per la Fox. Tra le sue migliori interpretazioni del periodo, è da ricordare il musical Follie dell’anno (1954) di Walter Lang e nella commedia Matrimoni a sorpresa (1952) di Edmund Goulding. Nel 1954 la Fox non le rinnovò il contratto ma nello stesso anno sposò il produttore Jack Bean che diede nuovo impulso alla sua carriera. Durante la seconda metà degli anni cinquanta ebbe una rinnovata popolarità grazie alla commedia Le tre notti di Eva (1956) di Norman Taurog, al dramma Il jolly è impazzito (1957) di Charles Vidor e nel brillante Les Girls (1957), diretto da George Cukor e cointerpretato da Gene Kelly, uno degli ultimi musical di successo del decennio. La sua migliore interpretazione del periodo fu South Pacific (1958) di Joshua Logan. Subito dopo recitò nella commedia Divieto d’amore (1959) di David Miller. Dopo la commedia Pacco a sorpresa (1960), diretta da Stanley Donen, concluse la carriera cinematografica con un altro ruolo leggero in Per soldi o per amore (1963) di Michael Gordon, al fianco di Kirk Douglas. L’attrice si dedicò da allora gli spettacoli musicali dal vivo, diventando una stella dei più celebri teatri di Las Vegas. Il suo talento le ha permesso di diventare columnist negli anni novanta per il magazine di spettacolo The Hollywood Reporter.

Teri Garr (Lakewood, 11 dicembre 1944 – Los Angeles, 29 ottobre 2024) Ha svolto una lunga gavetta come ballerina e comparsa in numerosi film musicali fino a debuttare con ruoli parlati nei film Sogni perduti (1968) e Changes (1969). In seguito si impose come raffinata interprete dai tempi comici perfetti e dal sorriso disarmante. Conobbe grazie a La conversazione (1974) di Francis Ford Coppola ma soprattutto a Frankenstein Junior (1974) di Mel Brooks, dove eccelse nei panni di Inga. Negli anni successivi si fece apprezzare per le sue doti di eclettismo e mimica in pellicole come Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) di Steven Spielberg, Un sogno lungo un giorno (1982) di Francis Ford Coppola, Fuori orario (1985) di Martin Scorsese e Prêt-à-Porter (1994) di Robert Altman. Nel 1983 ottenne una candidatura all’Oscar alla miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in Tootsie. Successivamente ricoprì il ruolo della madre di Phoebe, nella famosa serie televisiva Friends, oltre a partecipare a moltissime produzioni televisive.

Marisa Paredes all’anagrafe María Luisa Paredes Bartolomé (Madrid, 3 aprile 1946 – Madrid, 17 dicembre 2024) Iniziò la sua carriera nei primi anni sessanta, dividendosi tra teatro, televisione e cinema spagnolo. Tra i suoi primi crediti cinematografici vi fu la partecipazione al film Il diabolico dottor Satana di Jesús Franco. Negli anni settanta lavorò in diverse telenovelas e collaborò con il cantante Raphael, iniziando poi a conseguire i primi successi nei primi anni ottanta, soprattutto grazie alla collaborazione con Pedro Almodóvar, sotto la cui regia recitò dapprima ne L’indiscreto fascino del peccato (1983), e venendo poi nuovamente diretta in Tacchi a spillo (1991), Il fiore del mio segreto (1995), Tutto su mia madre (1999), Parla con lei (2002) e La pelle che abito (2011). Nel corso degli anni la sua fama si rafforzò dandole la possibilità di lavorare in campo internazionale. Nel 1996 recitò al fianco di Marcello Mastroianni in Tre vite e una sola morte e nel film di Giacomo Battiato Cronaca di un amore violato. Tra il 1997 e il 1999 partecipò a due film premio Oscar; La vita è bella di Roberto Benigni e Tutto su mia madre di Pedro Almodóvar. Negli anni successivi recitò in Nessuno scrive al colonnello di Arturo Ripstein, La spina del diavolo di Guillermo del Toro e Parla con lei di Pedro Almodóvar. Nel 2005 partecipò a un film su tematica gay, Reinas – Il matrimonio che mancava, mentre nel 2008 fece parte del cast del film di Maria Sole Tognazzi L’uomo che ama.

Olivia Hussey (Buenos Aires, 17 aprile 1951 – Burbank, 27 dicembre 2024) Apparve per la prima volta sul grande schermo all’età di 14 anni nel film Accadde un’estate (1965), mentre il suo primo ruolo teatrale fu quello di Jenny nell’opera The Prime of Miss Jean Brodie con Vanessa Redgrave. Franco Zeffirelli la notò nella pièce e la scelse fra circa 500 attrici per il ruolo di Giulietta in Romeo e Giulietta (1968). Il lungometraggio le consentì di raggiungere una vasta popolarità, e nel 1969 le fece ottenere un David di Donatello come miglior attrice. La pellicola, i cui incassi furono notevoli, vinse due Oscar e le permise di diventare una delle giovani attrici più apprezzate dell’epoca: a lei venne assegnato il Golden Globe come attrice rivelazione del 1968. Apprezzata per la sua bellezza naturale, nella sua carriera recitò in oltre 40 film. I ruoli più importanti includono Jessica Bradford nell’horror canadese Black Christmas – Un Natale rosso sangue (1974), Maria, la madre di Gesù in Gesù di Nazareth, sceneggiato diretto da Zeffirelli nel 1977, e Rosalie Otterbourne in Assassinio sul Nilo (1978), con Peter Ustinov. Una delle sue altre grandi performance fu nel ruolo di Rebecca di York nel remake per la TV di Ivanhoe (1982) Nel prosieguo della sua carriera, partecipò nel 1989 al video musicale del singolo Liberian Girl di Michael Jackson; fu poi nel cast dell’horror It (1990) e nel 2003 recitò nella fiction televisiva Madre Teresa.

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