Dall’alto di una fredda torre
Dall’alto di una fredda torre (2023) ITA di Francesco Frangipane
La vita di una famiglia composta da madre, padre e due figli viene sconvolta quando si scopre che entrambi i genitori sono affetti da una rara malattia. Ai figli spetta il compito di comunicarglielo.
Dall’alto di una fredda torre è il debutto nel cinema di finzione di Francesco Frangipane, che adatta per il grande schermo la pièce teatrale di Filippo Gili, da lui già diretta in teatro. La trama ruota attorno a una scelta morale impossibile: Elena, unica figlia compatibile, è costretta a scegliere quale dei suoi genitori salvare attraverso un trapianto di midollo.
L’atmosfera è dominata da una nebbia simbolica che incarna il dubbio e il tormento, ma nonostante lo spunto iniziale, il film fatica a raggiungere la profondità necessaria per esplorare appieno il dramma etico dei protagonisti. Il regista si ispira alle atmosfere cupe del cinema nordico, cercando di enfatizzare la sospensione e la tensione emotiva. Tuttavia, il racconto risente di un ritmo altalenante e di una struttura che rimane troppo ancorata al dialogo, impedendo ai personaggi di liberare le proprie emozioni.Troppe sono le scene madri urlate dagli attori in un continuo inseguire la catarsi emotiva che non arriva nonostante la buona interpretazione degli attori principali.
Il simbolismo rappresentato dal cavallo bianco che fugge, è spesso esplicito ma inefficace. La pellicola sembra preferire una rappresentazione estetica al coinvolgimento emotivo, lasciando irrisolto il dilemma interiore dei protagonisti e mancando l’impatto che il tema potrebbe offrire.
