Sonic 3

Il nostro parere

Sonic 3 (2024) USA di Jeff Fowler


Il malvagio Shadow evade dalla sua prigione cinquantennale con intenzioni tutt’altro che amichevoli. Sonic, Knuckles e Tails, ormai sereni a Green Hills, dovranno unire le forze per fermarlo. Contemporaneamente, il Dottor Robotnik torna in scena con il nonno Gerald, altrettanto perfido, per mettere le mani su un manufatto potentissimo e alimentare la loro arma definitiva


Parliamoci chiaro: la terza avventura cinematografica di Sonic sembra aver esaurito le idee fresche. Nonostante gli effetti speciali siano indubbiamente notevoli – con quel mix di live-action e animazione che a volte quasi funziona – e le acrobazie digitali lascino a bocca aperta, il tutto sa di già visto. Non basta che Jim Carrey si sdoppi, regalandoci un doppio Robotnik (nipote e nonno) con le sue solite smorfie esagerate e una parlantina che farebbe invidia a un comiziante in campagna elettorale. Certo, è divertente vederlo gigioneggiare, ma questa gigioneria da sola non regge il peso di un intero film.

Il problema principale di “Sonic 3” è la sua sceneggiatura, un vero e proprio deja vu. La storia di un cattivo che vuole distruggere il mondo, un eroe che deve fermarlo, e un MacGuffin (l’oggetto potentissimo che tutti cercano) che serve solo da pretesto per una serie di inseguimenti e battaglie… beh, l’abbiamo già vista decine di volte. Non c’è originalità, una svolta inaspettata che ti faccia dire: “Ah, però!”. È come guardare un episodio esteso di un cartone animato del sabato mattina, con la differenza che qui il budget è stellare ma le idee no.

Anche l’introduzione di Shadow, con la sua storia più oscura e tormentata, che in teoria dovrebbe aggiungere un tocco di profondità, finisce per perdersi nel caos generale, appiattita da una narrazione che preferisce il fracasso all’emozione. Ci si aspetterebbe che dopo tre film ci fosse un’evoluzione, un rischio narrativo, qualcosa che spingesse la saga oltre il compitino. Invece, si resta ancorati al manuale del “film per famiglie con tanta azione e zero sorprese”. E così, anche l’ottima voce di Keanu Reeves per Shadow o le performance dei doppiatori non riescono a sollevare un film che, alla fine dei conti, corre veloce ma non va da nessuna parte.

Forse è ora di capire che non bastano le grafiche patinate e un attore che fa il matto per creare un grande film. Ci vuole una trama che sappia sorprendere, che non si limiti a riciclare cliché, e una sceneggiatura che abbia il coraggio di essere un po’ diversa dal solito minestrone. Peccato, perché Sonic, con la sua velocità e il suo carisma, meriterebbe avventure meno… prevedibili.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *