Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo

Il nostro parere

Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo (2025) USA di Nisha Ganatra


Anna, una manager musicale ormai adulta, sta per risposarsi, ma il lieto evento scatena l’opposizione della sua figlia adolescente, Harper, e della nonna/podcast, Tess. La situazione è complicata dall’altra parte dalla figlia del futuro sposo, Lily, che nutre un’antipatia reciproca per Harper. Questo caos intergenerazionale culmina in un seance accidentale che innesca un massiccio scambio di corpi a quattro vie: la madre finisce nel corpo della figlia, la figlia in quello della madre, la nonna in quello della futura nipote, e viceversa, rendendo il matrimonio imminente una vera missione impossibile.


Con Quel pazzo venerdì sempre più pazzo, la regista Nisha Ganatra e lo sceneggiatore Jordan Weiss non si limitano a replicare la formula vincente del cult del 2003, ma optano per una “quarta potenza” narrativa. Questa scelta, che aumenta il numero di personaggi coinvolti nello scambio a quattro, espone il meccanismo a un rischio di eccessiva farraginosità, una complicazione non necessaria che, lungi dal rinnovare, finisce per affaticare la narrazione e la tracciabilità delle motivazioni. La sensazione è quella di un sequel concepito per essere “più grande e più veloce” per dogma, ma che risulta solamente più stanco.

Il problema maggiore risiede nella sceneggiatura: i personaggi, in particolare le figure adolescenti, sono ridotti a stereotipi monodimensionali. La surfista ‘outsider’ (Harper) contro la ‘fashionista’ snob (Lily) offrono pochissimo materiale su cui lavorare. Le giovani attrici faticano a dare profondità a ruoli così schematizzati, e l’interscambio tra i corpi della madre e della figlia non genera la catarsi o l’umorismo dirompente necessario. Julia Butters ha dimostrato un notevole gravitas in lavori precedenti, ma qui è costretta in una dinamica riduttiva. Analogamente, l’aura di sopravvissuta di Lindsay Lohan, pur affascinante come fenomeno extra-diegetico, fatica a trasformarsi in una performance di peso all’interno di una cornice così convenzionale.

L’unica nota di eccellenza risiede, ancora una volta, in Jamie Lee Curtis. La sua incarnazione di un’adolescente (Lily) nel corpo di Tess è un capolavoro di fisicità camp e auto-ironia. L’attrice, con la sua energia pugnace, trascende la debolezza della scrittura secondaria, diventando un esempio di come un’interprete di grande calibro possa svincolarsi dalle catene di una formula stantia. Dal punto di vista della messa in scena, Ganatra esegue il compitino, mantenendo un look pulito e colorato, ma senza guizzi registici. L’intero prodotto è da manuale, progettato per la nostalgia ma privo di rischio.

In conclusione, Quel pazzo venerdì sempre più pazzo è un’operazione che espande l’originale senza migliorarlo. Funziona unicamente come veicolo per la performance virtuosistica di Curtis. Per il resto, è  una commedia che basa tutto sulla nostalgia, dimostrando che, talvolta, l’allargamento della formula può solo diluirne l’efficacia.

 

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