Orson Welles, 40 anni dopo: l’eredità immensa e tormentata del funambolo del cinema
di Giovanni · Pubblicato · Aggiornato
Quarant’anni fa, il 10 ottobre 1985, moriva a Los Angeles George Orson Welles. Se ne andava un gigante che aveva rivoluzionato il linguaggio del cinema, un artista totale la cui grandezza era pari solo alla sua lotta per l’indipendenza creativa. Oggi, a quattro decenni dalla sua scomparsa, la valutazione della sua opera non solo si è consolidata, ma si è arricchita di una profondità critica che ne illumina la complessità, confermando la sua statura di profeta inascoltato e di faro perenne della settima arte.
Welles non è stato semplicemente un regista; è stato un sismografo della modernità, un funambolo che ha camminato sul filo teso tra la classicità e l’avanguardia. La sua eredità, a lungo offuscata dalla narrazione del “genio fallito” e incompreso da Hollywood, appare oggi in tutta la sua monumentale coerenza. La sua parabola artistica, dall’esordio folgorante di Quarto Potere (Citizen Kane, 1941) alle opere frammentarie e postume, è la cronaca di una battaglia titanica contro le logiche industriali in nome di una visione del cinema come strumento di indagine morale e filosofica.
La rivoluzione di “Quarto Potere”: una frattura nella storia del cinema
A distanza di ottant’anni dalla sua uscita, Quarto Potere rimane il punto di non ritorno. Non è solo un capolavoro tecnico, ma un’opera che ha scardinato la sintassi del cinema classico. Welles, a soli 25 anni, orchestrò un’operazione di una maturità stilistica e concettuale sconcertante. L’uso sistematico della profondità di campo (il deep focus) non era un mero vezzo estetico, ma uno strumento per inscenare la complessità del reale, per porre lo spettatore in una posizione di ambiguità interpretativa di fronte alla figura inafferrabile di Charles Foster Kane. La narrazione a incastro, frammentata e polifonica, demoliva l’illusione di una verità oggettiva, anticipando temi che diventeranno centrali nel cinema moderno e postmoderno.
Se all’epoca la sua carica innovativa fu solo parzialmente compresa, ostacolata dalla guerra che William Randolph Hearst, il magnate a cui il film si ispirava, mosse contro la sua distribuzione, la critica successiva – in particolare quella europea e francese dei Cahiers du Cinéma – ne ha colto la portata epocale, elevando Welles a primo vero “autore” del cinema americano.
Il martirio dell’autore: da “L’orgoglio degli Amberson” all’esilio
La valutazione critica odierna non può prescindere dalla sistematica mutilazione che l’opera di Welles ha subito. L’orgoglio degli Amberson (The Magnificent Ambersons, 1942) è l’emblema di questa tragedia artistica. Concepito come un elegiaco requiem per un’America pre-industriale, il film fu sottratto al suo controllo, rimontato e dotato di un finale posticcio dalla RKO mentre il regista era in Brasile. Ciò che resta è un capolavoro ferito, la cui struggente bellezza lascia solo intravedere la magnificenza dell’opera originale.
Questo episodio segnò l’inizio del lungo e doloroso esilio di Welles da Hollywood. I suoi film successivi, da La signora di Shanghai (The Lady from Shanghai, 1947) al barocco e crepuscolare L’infernale Quinlan (Touch of Evil, 1958), sono testimonianze di un genio costretto a negoziare la propria visione con budget risicati e produttori ostili. Eppure, proprio in queste opere emerge con forza la coerenza del suo mondo poetico. I suoi personaggi sono giganti dai piedi d’argilla – Kane, Quinlan, Arkadin – figure shakespeariane divorate dalla loro stessa hybris, che si muovono in un mondo visivamente deformato da grandangoli esasperati e da un’illuminazione espressionista che traduce in immagine il loro tormento interiore.
La rivalutazione critica: oltre il tecnicismo
Se per decenni la critica si è concentrata sulle innovazioni tecniche di Welles, la prospettiva attuale tende a valorizzare la profondità tematica del suo cinema. Al centro della sua opera vi è una riflessione costante sulla natura del potere, sulla sua capacità di corrompere e isolare. Welles mette in scena la dialettica tra l’individuo e il sistema, l’autenticità e la mistificazione.
Film come Il Processo (The Trial, 1962), che lo stesso Welles considerava il suo migliore, o il geniale saggio F come Falso (F for Fake, 1973), esplorano la labilità del confine tra verità e menzogna, realtà e rappresentazione. In un’epoca dominata dalla manipolazione mediatica, la lezione di Welles sulla costruzione e decostruzione della verità appare profetica.
Un’eredità incompiuta, un’influenza infinita
A 40 anni dalla sua morte, l’eredità di Welles è più viva che mai, alimentata anche dalla riscoperta dei suoi innumerevoli progetti incompiuti, come il finalmente completato The Other Side of the Wind (2018). Questi frammenti non sono il segno di un fallimento, ma la testimonianza di una creatività vulcanica e inarrestabile, di un artista che vedeva il cinema come un processo continuo, un’arte del possibile.
La sua influenza sul cinema contemporaneo è incalcolabile. Da Stanley Kubrick a Martin Scorsese, da Paul Thomas Anderson a Wes Anderson, non c’è regista che non abbia, consapevolmente o meno, un debito verso Welles. Il suo coraggio nell’infrangere le regole, la sua concezione del set come un laboratorio di idee e la sua profonda comprensione delle potenzialità espressive del mezzo cinematografico continuano a essere una fonte di ispirazione.
Oggi, celebrare Orson Welles non significa solo omaggiare il regista di Quarto Potere. Significa riconoscere la statura di un intellettuale che ha usato il cinema per pensare il mondo, per svelarne le contraddizioni e per interrogarci sulla nostra stessa percezione della realtà. A quarant’anni dalla sua scomparsa, il suo cinema non ha perso nulla della sua forza sovversiva e della sua abbagliante, tormentata bellezza. La sua ricerca della verità, come quella del giornalista Thompson per “Rosebud”, è destinata a non concludersi, lasciandoci in eredità non risposte definitive, ma l’inestimabile valore del dubbio e la magia di uno sguardo che ha cambiato per sempre il nostro modo di vedere.
