Io vivo altrove!
Io vivo altrove! (2022) ITA di Giuseppe Battiston
Un’improvvisa eredità spinge Fausto a proporre ad un amico di mollare tutto e trasferirsi nelle campagne del Friuli, praticando l’agricoltura e cercando l’indipendenza economica, nonostante i due non abbiano idea di come funzioni.
Con “Io vivo altrove!”, Giuseppe Battiston debutta come regista, presentando una commedia dal sapore dolceamaro che trae ispirazione – in modo molto libero – dall’opera incompiuta di Gustave Flaubert, Bouvard e Pécuchet. Il film, realizzato grazie a una coproduzione tra Italia e Slovenia, affronta con leggerezza temi come l’amicizia, il legame con la natura e il confronto con i limiti del progresso, bilanciando humor e riflessioni intimiste.
Il tono narrativo, giocoso e delicato, prende le distanze dalla critica spietata di Flaubert sull’erudizione dilettantesca, trasformando i due protagonisti in simboli di ottimismo e voglia di cambiamento. La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Battiston e Marco Pettenello, mantiene una trama scorrevole, combinando momenti comici a scene di genuina dolcezza. Tuttavia, alcune scelte narrative – come la prevedibile relazione amorosa tra Perbellini e una bibliotecaria francese (Diane Fleri) – risultano poco rilevanti e aggiungono poco alla narrazione principale.
Le interpretazioni di Battiston e Ravello rappresentano il fulcro emotivo del film. I due attori riescono a dare profondità e autenticità ai loro personaggi, due anime disorientate alla ricerca di una via d’uscita. Il cast di supporto, che include nomi come Ariella Reggio e Teco Celio, arricchisce la pellicola con figure vivaci e caratterizzazioni brillanti. La fotografia, curata nei dettagli, sottolinea il contrasto tra l’opprimente grigiore cittadino e la tranquillità, non priva di difficoltà, del mondo rurale. Tra gag irresistibili, come il trattore ribelle o il disastroso tentativo di fare birra, il film riflette sul rapporto tra uomo e natura con sottile ironia.
L’omaggio al cinema di Carlo Mazzacurati e Jacques Tati è evidente nello stile sobrio e nella narrazione garbata. Tuttavia, il film non riesce del tutto a sfuggire ai cliché della commedia italiana, abbracciando un epilogo positivo e indulgente verso i suoi protagonisti. Questa scelta lo rende accessibile e piacevole, ma forse meno audace di quanto ci si sarebbe potuto aspettare dalle premesse ispirate a Flaubert.
“Io vivo altrove!” è un’opera che parla con semplicità al cuore dello spettatore. Esplora con empatia il valore della solidarietà e della reinvenzione personale, regalandoci una fiaba moderna che, pur senza rivoluzionare il genere, lascia il segno con la sua genuina leggerezza e la sua poetica visione della vita. Un film da vedere, che invita a sorridere e riflettere.
