Loving Vincent. Van Gogh animato

Il nostro parere

Loving Vincent (2017) POL/UK di Dorota Kobiela e Hugh Welchmann

Girato in rotoscoping, la tecnica che ricalca ogni fotogramma trasformandoli in tanti dipinti olio su tela nello stile di Van Gogh, il film punta a parlare dell’arte del pittore fiammingo non solo con un’esercitazione di stile, ma anche con una riflessione sul personaggio e le sue angosce. Proprio questa parte risulta abbastanza superficiale per via della descrizione di Van Gogh folcloristica e complessivamente poco profonda, basata più sulla leggenda e la costruzione immaginifica del turista, più che sullo studio pittorico in sè.

La forma molto particolare induce a curiosità per il tipo di animazione che i registi hanno saputo creare. Fluida e attraente, la materia animata riesce a seguire lo spunto narrativo poco interessante (per la  verità). Ogni singolo fotogramma del film ‒ realizzato con la tecnica Stop Motion unita a quella del Rotoscope ‒ è stato dipinto a mano su tela da più di 100 artisti provenienti da varie parti del mondo, per un totale di 65 mila tavole. Tutte le scene iniziano e si evolvono attraverso l’elaborazione di circa 94 dipinti di Van Gogh, che prendono vita come immagini in movimento per fare da sfondo ai personaggi, realmente esistiti e ritratti dal pittore nei suoi quadri.

Assistiamo ad un prodotto un po’ ibrido nei risultati. Dal punto di vista tecnico siamo di fronte ad una scommessa vinta, notevole per certi aspetti. Dal punto di vista dei contenuti, invece, è mancato il guizzo di originalità, di spessore. E’ un film di assoluta medietà. Peccato perchè lo spunto poteva essere esplosivo.

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