Bright. Liberiamo gli orchi

Il nostro parere

Bright (2017) USA di David Ayer

In una realtà alternativa in cui gli umani condividono la Terra con creature fantastiche,  le varie razze vivono secondo una rigida gerarchia; alcune, soprattutto umani ed elfi, rappresentano la cima della piramide ed occupano posizioni di prestigio, mentre altre, a partire dagli orchi, sono invece ghettizzate e soggette a discriminazione. Nella polizia di Los Angeles vi è un solo orco assunto. Odiato dagli uomini e dalla sua razza, Nick lavora con Daryl, l’unico capace di sopportarlo. Quando i due trovano un elfo con una bacchetta magica tutto cambia. I colleghi poliziotti cercano di ucciderli per appropriarsi della bacchetta che può dare tutto a condizione che tu sia un Bright, gli unici dotati di poteri per tenerle in mano. Con Tikka, l’elfo ribelle che fugge con la bacchetta, devono sopravvivere alle gang di umani e di orchi che vogliono lo strumento fatato. Il pericolo più grande viene dalla crudele Leilah, elfa che vuole far venire in terra il dominio del Signore Oscuro.

Singolare esperimento di Netflix che investe su un film che mescola fantascienza, fantasy e thriller, con un protagonista importante come Will Smith. Il presente distopico è un mondo basato sul razzismo e sulla divisione in caste dove la sperequazione sociale è  un elemento essenziale codificato. Questa è l’intuizione migliore della sceneggiatura altrimenti limitata dai soliti botti ed effetti altamente ripetitivi. La regia non ha acuti tali da far urlare al capolavoro, anzi, si può tranquillamente dire che non si esce dalla mediocrità.

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